La Palermo delle dame e dei concerti: l’Istituto Cherubini tra arte e beneficenza

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Passeggiando tra le animate viuzze del mercato del Capo, mentre si risale in direzione della Cattedrale di Palermo, ci si imbatte in via Artale, una strada apparentemente silenziosa rispetto al vociare del mercato. Ed è proprio lì, al civico 14, che un dettaglio colpisce lo sguardo più attento: un’insegna antica, in ferro, che resiste al tempo. Recita:
“Istituto Musicale L. M. Cherubini”.

Molti ci passano davanti senza porsi domande, altri si interrogano su quel nome un po’ dimenticato, evocativo, che richiama la musica e un’epoca ormai passata. Eppure quella scritta, rimasta come una cicatrice gentile sulla facciata ristrutturata del palazzo, racconta una delle storie più affascinanti del panorama culturale della Palermo di inizio Novecento.

Dal Palazzo Artale all’Istituto Cherubini

L’edificio che ospitava l’istituto non è un palazzo qualsiasi. Sorge dove un tempo si ergeva Palazzo Artale, antica residenza del Marchese di Collalta, costruita nel XVII secolo. Passato successivamente alla nobile famiglia Tumminello, il palazzo godeva di una posizione privilegiata: si affacciava sulla Piazza Sett’Angeli, proprio di fronte alle absidi maestose della Cattedrale, e confinava con la chiesa barocca della Badia Nuova (1620). Un luogo di bellezza e spiritualità, che sembrava fatto apposta per ospitare le note e le armonie di un istituto musicale.

Nel 1906, il palazzo cambiò destino: diventò la sede del nuovo Istituto Musicale L. M. Cherubini, grazie al patrocinio della carismatica e colta duchessa Beatrice Mantegna Ganci dell’Arenella.

La duchessa dell’Arenella: mecenate e musa

Beatrice Ganci non era solo una figura di spicco dell’aristocrazia palermitana. Era una donna colta, amante delle arti, che apriva le sale della sua dimora a serate musicali e feste mondane in stile belle époque. Al fianco del marito, il principe Giuseppe Valguarnera, organizzava eventi esclusivi, nei quali l’obiettivo non era solo il piacere estetico, ma anche la beneficenza. I fondi raccolti venivano spesso destinati a iniziative sociali e culturali, tra cui proprio l’Istituto Cherubini.

Fu lei a costituire un comitato di dame aristocratiche, che sostennero le attività dell’Istituto e contribuirono alla sua nascita come spazio di formazione musicale accessibile, elegante e all’avanguardia per l’epoca.

Una scuola di eccellenza

L’Istituto Cherubini si distingueva per la qualità dell’insegnamento e per l’approccio moderno all’educazione musicale. Le materie spaziavano dal pianoforte all’arpa, dal violino al canto lirico, fino a corsi avanzati di contrappunto, armonia, storia della musica ed estetica.

Molti maestri che vi insegnavano collaboravano anche con il celebre Conservatorio Bellini, e le studentesse del Cherubini spesso si esibivano in concerti pubblici, portando alla ribalta nuovi talenti musicali palermitani. Alcune di loro vennero segnalate dalle riviste specializzate dell’epoca, come “La Sicilia Musicale”, in articoli che parlavano di “promesse dell’arte musicale” nate proprio all’interno dell’istituto.

Uno dei momenti più memorabili fu la prima esibizione canora pubblica dell’istituto al Teatro Massimo, diretta dal giovane Gino Marinuzzi, futuro direttore d’orchestra di fama internazionale.

Il tramonto di un sogno musicale

Nel 1911, l’istituto fu trasferito in via del Celso 67, per poi chiudere definitivamente i battenti negli anni successivi, probabilmente negli anni ’60. La musica si spense, ma non il suo ricordo.

Oggi, l’insegna ancora leggibile, affacciata sulla Salita Ramirez, è tutto ciò che rimane di quell’esperienza educativa e culturale. L’edificio è stato restaurato e trasformato in residenze private di pregio, ma chi conosce la storia sa che lì, tra quelle mura, riecheggiarono per decenni le voci di giovani allieve, gli accordi di strumenti classici, l’eco dei sogni musicali coltivati con passione e rigore.

Una memoria da custodire

L’ex Istituto Cherubini non è solo un episodio della storia urbana di Palermo, ma rappresenta un tassello prezioso della memoria collettiva della città, di quella Palermo raffinata, colta, cosmopolita, che ancora oggi vive nei suoi palazzi, nei suoi nomi, e nei suoi silenzi.

E allora, la prossima volta che percorrete via Artale, fermatevi un momento sotto quella vecchia insegna. Chiudete gli occhi e provate a immaginare le note leggere di un’arpa, le scale di un pianoforte, o la voce di una giovane cantante. Sono ancora lì, sospese tra le pietre antiche e il tempo che scorre.

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Immagine di Salvino Arena

Salvino Arena