Una gita a Capaci puntata 2. L’arrivo in treno a Capaci e la storia delle Torri

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Una gita a Capaci (racconto di Salvatore arena)

Puntata numero 2

 

INTRODUZIONE

Mi chiamo Ruggero e, in un lungo weekend di metà marzo, ho avuto il piacere di accogliere a Palermo i miei amici padovani: Graziana, suo marito Claudio e i loro due figli. Con loro c’era anche la famiglia Pierobon, amici vicentini. Dopo averli accompagnati in giro per il centro di Palermo, facendogli scoprire i colori, i sapori e le tradizioni della nostra città, abbiamo deciso di trascorrere il 19 marzo nel vicino paese di Capaci, a circa 15 km da Palermo.

Puntata numero 2

Per arrivare alla stazione Notarbartolo di Palermo dalla nostra abitazione in via Uditore, abbiamo preso il tram numero 2, che ci ha portato al terminal di via Boiardo. Lì si trova la stazione ferroviaria che collega Palermo alla città di Trapani.

Una volta saliti sul treno, abbiamo impiegato esattamente 16 minuti per raggiungere Capaci. Durante il tragitto, ho condiviso alcune curiosità sulla rete tranviaria di Palermo. Questa è composta da quattro linee urbane, la cui prima corsa risale al 30 dicembre 2015. Un progetto lungo e complesso: i tracciati furono approvati nel 2005, i lavori iniziarono nel settembre del 2007 e si conclusero soltanto a dicembre 2015. Oggi, il servizio è gestito dall’azienda municipalizzata AMAT.

Riflettendo sull’evoluzione dei trasporti in città, ho raccontato che Palermo, come altre grandi città italiane, già intorno al 1870 sentì l’esigenza di dotarsi di una rete tranviaria. L’espansione urbanistica di quel periodo rendeva necessaria una soluzione per migliorare la mobilità dei cittadini. Così, nell’aprile del 1874, l’amministrazione comunale firmò un contratto con l’imprenditore italo-brasiliano Enrico Tortorici, incaricandolo di realizzare una rete di tram trainati da cavalli, che correvano su binari in ferro.

Tra il 1887 e il 1947, Palermo vantò una rete tranviaria tradizionale, che però venne chiusa nel dopoguerra. Dopo oltre quarant’anni di assenza, verso la fine degli anni Ottanta si iniziò a parlare di nuovi progetti, e oggi possiamo finalmente godere di un sistema moderno ed efficiente.

Arrivati a Capaci, siamo scesi presso la stazione ferroviaria, situata nel cuore del paese, all’incrocio tra via Kennedy e via Primo Carnera. Questa fermata è moderna e funzionale, inaugurata il 29 novembre 2021. Essa sostituisce la vecchia stazione di Capaci, operativa dal 1880 fino alla sua soppressione nel 2015.

Siamo arrivati a Capaci.
La nuova fermata, molto più comoda di quella precedente situata lungo la statale, si trova in Via Kennedy. Questa strada, piacevole e alberata, collega il centro storico direttamente alla spiaggia. La giornata è luminosa, baciata dal sole, e decidiamo di approfittarne per fare una capatina al mare.

Arrivati nei pressi della spiaggia, la strada si biforca: da un lato c’è il litorale di Isola delle Femmine, con il suo incantevole isolotto, e dall’altro la spiaggia di Capaci. Mentre ci avviciniamo, il panorama evoca storie e memorie del passato.

Un po’ di storia
C’è stato un tempo in cui i due comuni erano uniti sotto l’amministrazione di Capaci. Questo legame si spezzò ufficialmente il 23 giugno 1854, quando fu deliberata la nascita del Comune di Isola delle Femmine. La decisione fu sancita dal Decreto Reale del Regno delle Due Sicilie n. 1266, discusso a Napoli dai parlamentari borbonici. Tuttavia, il nuovo comune entrò formalmente in vigore solo il 1° gennaio 1855, quando la borgata di Isola delle Femmine, separandosi da Capaci, ottenne una propria amministrazione autonoma.

Prima di allora, sebbene amministrativamente dipendente da Capaci, la borgata – nota come Tonnara – godeva di una parziale autonomia. Aveva persino un proprio ufficio di stato civile guidato da un Eletto. Da quel momento, gli abitanti della nuova comunità presero il nome di “isolani” e il paese abbandonò i vecchi appellativi di Tonnara o Capaci jusu (Capaci di sotto), diventando definitivamente Isola delle Femmine.

Un territorio affascinante
Isola delle Femmine è famosa per il suo isolotto, che si trova a poche centinaia di metri dalla costa. Questo piccolo lembo di terra, che porta con sé leggende e misteri, conserva i ruderi di una torre d’avvistamento saracena. La torre sull’isola è chiamata “di fuori” per distinguerla da un’altra torre, situata sulla terraferma, nota come Torre di “dentro”.

Questo sistema di torri faceva parte di una rete difensiva che collegava visivamente diverse strutture strategiche del territorio di Capaci. Tra queste, oltre alle torri di Isola, c’erano:

  • La Torre delle Vacche, situata nei pressi dell’attuale cementeria e abbattuta negli anni ’60 per far posto all’autostrada. Si chiamava così perché sorgeva in un’area adibita al pascolo.
  • La Torre della Ravanedda, una torre circolare situata in via Cincinnato, nel centro storico di Capaci.
  • La Torre Puccio e la Torre Ciachea, che completavano il sistema di avvistamento.

Un luogo ricco di storie
Mentre passeggiavamo a piedi nudi sulla spiaggia, raccontavo ai miei amici veneti la storia di queste torri, un tempo strumenti indispensabili per la sicurezza e la comunicazione del territorio. Il fascino della costa di Capaci e Isola non sta solo nelle sue acque cristalline e nei tramonti mozzafiato – con sfumature di rosso, arancione, viola e azzurro – ma anche nelle sue tracce storiche, che sussurrano di un passato ricco di eventi.

Curiosità: da Isola delle Femmine provengono i genitori dell’attrice Claudia Cardinale e del leggendario giocatore di baseball americano Joe Di Maggio. Un legame che arricchisce ulteriormente la storia di questo luogo unico.

Un panorama senza tempo
Il sole si specchia nel mare, regalando uno degli spettacoli più belli della Sicilia. La giornata ha inizio tra il fascino della storia e la bellezza di una natura generosa.

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Immagine di Salvino Arena

Salvino Arena