Una gita a Capaci. Puntata 3. La leggenda dell’Isola Delle Femmine

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Guardando il mare alla nostra destra, si staglia il suggestivo isolotto che porta lo stesso nome del paesino sulla terraferma: Isola delle Femmine. Questo affascinante angolo di Sicilia è avvolto nella leggenda, e molte storie misteriose e romantiche si intrecciano alla sua immagine.

Mentre il sole tinge il cielo di sfumature dorate, ripeto ai miei amici i versi della poesia L’Isola di li Fimmini, presente nei 40 cunti di Palermo di Arena Salvatore:

I cavalluni ‘mpazzuti currievanu,
l’isola di fimmini abbrazzavanu
e poi si vasavanu.

I versi sembrano evocare la forza selvaggia del mare e la bellezza senza tempo dell’isolotto, quasi a voler imprimere nella memoria l’eco di una leggenda che si perde nel passato.

Così, raccolti intorno, comincio a raccontare una delle storie più note legate all’isolotto. Si dice che un tempo, molti secoli fa, l’Isola delle Femmine fosse un luogo di esilio e redenzione. La leggenda narra che tredici donne turche vennero punite dalle loro famiglie per gravi colpe, che la tradizione non specifica ma che si immaginano gravi abbastanza da meritare un destino così crudele. Furono imbarcate su una nave senza comandante e lasciate in balia del vento e delle onde.

Per giorni vagarono nel Mediterraneo, strette dalla paura e dall’incertezza, finché una tempesta furiosa non le condusse naufraghe sull’isolotto. Qui, circondate solo dal mare e dalla natura selvaggia, iniziarono una nuova vita. Nonostante la durezza della condizione, riuscirono a sopravvivere e a trovare una pace interiore, vivendo in armonia con l’ambiente per sette lunghi anni.

Il destino volle che le famiglie, pentite per la durezza del loro gesto, si mettessero alla loro ricerca. Quando finalmente le ritrovarono, non erano più le stesse persone: le tredici donne erano diventate forti, indipendenti e felici. Le famiglie, colpite dalla loro trasformazione, decisero di non riportarle in patria, ma di unirsi a loro in quel luogo che sembrava emanare serenità. Così nacque la leggenda del nome della vicina cittadina: C’è la pace, o “Capaci”, come oggi la conosciamo.

Il vento che soffia tra gli scogli e il canto dei gabbiani sembrano portare con sé i sussurri di quella storia lontana, rendendo l’Isola delle Femmine non solo un luogo di rara bellezza, ma anche un simbolo di rinascita e perdono. Forse è proprio questa l’essenza delle leggende: fondere la realtà e il mito in un racconto che parla al cuore di chi ascolta.

 

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Immagine di Salvino Arena

Salvino Arena