Capaci raccontata da una panchina blu
Dopo una lunga passeggiata nella strada principale di Capaci, ci sediamo su una panchina di un blu intenso che risplende sotto il sole di mezzogiorno. È una panchina speciale, simbolo di inclusione e sostegno per chi vive con il disturbo dello spettro autistico, situata proprio di fronte alla maestosa Chiesa Madre. Guardando intorno, notiamo un centro pedagogico dedicato ai pazienti con autismo nelle vicinanze. È un luogo di supporto fondamentale per la comunità locale. La panchina blu, che ora ci ospita, è stata realizzata con amore e dedizione dagli allievi del corso di saldatura ENDO – FAP dell’Ente Don Orione, un gesto che riflette l’impegno della comunità nel promuovere la comprensione e l’accoglienza. Rilassati sulla panchina, continuo a raccontare ciò che so di Capaci, ricordando quanto ho appreso proprio di fronte al municipio vecchio, con il suo orologio antico che scandisce il tempo con solennità. Una targa d’ottone sul portone racconta che nel 2017 il paese ha celebrato il 500º anniversario dalla sua fondazione, avvenuta il 18 marzo 1517, come attestato da una Licentia Populandi conservata gelosamente negli archivi locali. La piccola comunità ha storia e beni culturali, che, opportunamente valorizzati, possono costituire un’altra fonte di attrazione per i visitatori. Il feudo di Capaci esisteva già nel 1241, quando Federico II lo concesse a Roberto da Palermo per i tanti servigi resigli. Fu per merito di Giliberto Bologna, che divenne Baronia, nacque così Capaci, che, sotto il regno Filippo IV, divenne addirittura Contea. Capaci, con la sua storia vibrante e il suo impegno verso un futuro di inclusione e comprensione, è un luogo dove il passato si intreccia con il presente in modi che solo una comunità affiatata e rispettosa può esprimere. Vi invito a contemplare la maestosa Chiesa Madre di Capaci, dedicata a sant’Erasmo, situata nella suggestiva piazza omonima. Costruita nel XVIII secolo, questa chiesa si distingue per la sua facciata barocca, preceduta da una scenografica scalinata che invita alla contemplazione. Al suo ingresso principale, si erge un portone maestoso, circondato da portali gemelli che conservano un’aura di antica grandezza. La facciata, imponente e solenne, è decorata con dettagli marmorei e fregi intricati che sembrano danzare sotto la luce del sole. Le linee architettoniche si intrecciano in un gioco prospettico magico, mentre la storia incisa nella pietra, commemorata da una lapide che ricorda le trasformazioni avvenute nei secoli, aggiunge un elemento di fascino storico. All’interno, l’atmosfera è altrettanto suggestiva, con affreschi risalenti al 1744 eseguiti dal pittore Giuseppe Trisca da Sciacca, che narrano storie sacre con colori vividi e dettagli raffinati. , Trisca da Sciacca ha voluto raffigurarvi il Trionfo della Vergine, l’Incoronazione e la Gloria degli Angeli e dei Santi e, intorno a queste immagini centrali, in otto piccoli riquadri ovali, altrettanti personaggi dell’antico testamento dall’aspetto maestoso e imponente, Oltre che agli affreschi l’attenzione va rivolta anche alle pregevoli statue lignee,come la commovente ‘Vergine Assunta’ e dipinti che raffigurano la ‘Natività’ e l”Ultima Cena’, contribuiscono a creare un’aura di spiritualità e bellezza. Si dice che sotto la pavimentazione della chiesa si trovi una cripta antica, testimone di secoli di storia e fede locale. Ogni pietra sembra raccontare un capitolo di questo luogo, offrendo una testimonianza viva di tempi passati che ancora risuona nell’atmosfera serena e sacra di questo magnifico edificio. Questa chiesa ha rappresentato un centro di spiritualità e comunità per secoli, con storie di sodalizi laicali e confraternite che ne hanno segnato la storia fino ai tempi dell’editto napoleonico di Saint-Cloud nel 1804, quando nuove norme cimiteriali hanno imposto il divieto di sepoltura nei luoghi consacrati al culto. La storia della Chiesa Madre di Capaci è un affascinante intreccio di rinascita e continuità spirituale nel corso dei secoli. Originariamente situata proprio di fronte a noi dove oggi sorge la Chiesa di Maria SS. Addolorata, fondata dalla Confraternita omonima, la prima struttura dedicata all’Addolorata, ormai non più esistente, risale al 1768. L’attuale chiesa, costruita nel 1957, come vedete si distingue per i suoi mattoni in cotto a vista e il campanile a tre arcate visibile all’esterno. All’interno, presenta un’unica aula di modesta grandezza, con il presbiterio rialzato di due gradini rispetto al resto dell’aula e caratterizzato da una nicchia sulla parete di fondo. Il tetto è decorato con motivi cassettonati, mentre le pareti intonacate mostrano un lambris di marmo alla base, fiancheggiate da semplici lesene. La struttura portante della chiesa è realizzata in cemento armato, assicurando solidità e durabilità nel tempo. Il prospetto, incastonato tra le costruzioni adiacenti, si distingue per il paramento a faccia vista di mattoni in cotto. Un portale bianco, ornato di cornici modanate e mensole, è sormontato da una finestra semicircolare e una serie di archi a tutto sesto che ospitano due statue bronzee ai lati di una croce centrale, sotto la quale si trova la campana.







