Guidati involontariamente dall’uomo della riffa, attraversiamo il centro storico di Capaci. Proprio all’ingresso del borgo antico si staglia un dipinto su maiolica raffigurante il santo protettore dei viaggiatori: San Cristoforo. Tocca a me, da buon indigeno, raccontare la storia e il significato di questa figura tanto venerata.
In una casa situata all’angolo di Piazza Calogero Troia, è possibile ammirare una raffinata maiolica che raffigura “San Cristoforo con il Bambino”. Questo punto segnava un tempo la posizione di una delle due porte d’accesso alla baronia dei conti Pilo di Capaci. La maiolica, risalente ai primi anni del 1700, dava il nome alla porta principale, conosciuta come “Porta San Cristoforo”. La porta minore, invece, sorgeva in uno spiazzo oggi corrispondente a Piazza Santa Rosalia e veniva chiamata “La Portella”.
La figura di San Cristoforo, sebbene intrisa di elementi leggendari come il gigantismo e l’abbrutimento prima della sua conversione, era considerata un simbolo di buon auspicio per i viandanti diretti a Capaci. Il santo è stato da sempre venerato come protettore di pellegrini, pendolari, viaggiatori e viandanti. Tra il 1600 e il 1700, molte città e villaggi adottarono l’abitudine di erigere icone di San Cristoforo agli ingressi dei centri abitati. La loro funzione era rassicurare chi giungeva, offrendo un simbolico benvenuto e una guida protettiva all’interno del paese.
La leggenda racconta che una notte San Cristoforo fu svegliato da un grazioso fanciullo che lo supplicò di traghettarlo attraverso un fiume. Il santo lo caricò sulle spalle, ma più avanzava nelle acque, più il peso del fanciullo cresceva. Con grande sforzo e aiutandosi con un lungo bastone, San Cristoforo riuscì infine a guadagnare l’altra riva. Quel fanciullo era il Cristo stesso, e il suo peso simboleggiava il fardello dei peccati del mondo.
La maiolica, nella sua forma attuale, si trova al primo piano della facciata di una palazzina appartenente alla famiglia Giambona, completamente ristrutturata nel 1967. Poco lontano, su una parete di un edificio segnato dal tempo e dall’incuria, un altro simbolo religioso decora il centro del paese. Nel 2021, l’artista cosmopolita Carlos Atoche ha realizzato un murale dedicato al patrono di Capaci, Sant’Erasmo. Quest’opera monumentale, alta 15 metri, si erge su una parete all’ingresso della centrale Piazza Matrice. Sant’Erasmo, con la sua presenza imponente, veglia sulla comunità, affiancando simbolicamente la protezione di San Cristoforo.
Capaci è dunque un luogo dove fede, arte e storia si intrecciano, raccontando attraverso immagini e leggende la profonda devozione di un popolo e il rispetto per le sue tradizioni.







