Una gita a Capaci. puntata 5. La Collina che Grida “NO MAFIA”

Condividi su

Facebook
WhatsApp

Pochi giorni dopo la tragedia, il fotografo capacioto Antonio Vassallo, animato da una profonda determinazione, ebbe un’idea che avrebbe segnato la collina di Capaci per sempre. Con l’aiuto di amici devoti alla difesa del loro territorio, Antonio decise di dipingere in grandi lettere blu la frase “NO MAFIA” sulla parete di una modesta casupola. Posizionata strategicamente, la scritta era visibile persino dall’autostrada sottostante, simboleggiando una sfida diretta contro l’oscurità della mafia.

Nonostante la sua breve durata, la scritta non venne dimenticata. Anni dopo, nel 2005, il Comitato Addiopizzo decise di onorare l’anniversario di un evento simile a Palermo, replicando l’iniziativa a Capaci. Mentre alcuni attaccavano adesivi in città, un gruppo di giovani locali decise di ripristinare la scritta originale. Guidati da Antonio Vassallo stesso, questi giovani coraggiosi si arrampicarono di notte sulla collina, portando con sé vernici e scale per ridipingere quel messaggio di speranza e resistenza.

Da allora, di tanto in tanto, la scritta “NO MAFIA” viene ridipinta con cura e devozione. È diventata non solo un simbolo di resistenza per i giovani di Capaci, ma anche un promemoria tangibile della determinazione della comunità nel lottare contro le ingiustizie e proteggere il proprio futuro.

Questa storia che vi ho raccontato ci vuole far capire di come un gesto semplice, ma potente, può rimanere inciso nella memoria di una comunità, continuando a ispirare e a ricordare a tutti il valore della dignità e della libertà.

 

Un Viaggio Tra Storia e Speranza

Lasciamo alle nostre spalle un misto di rabbia e speranza, il cuore appesantito da pensieri di una vita finalmente libera dalle mafie. Dopo circa duecento metri, ci imbattiamo in una pietra miliare contrassegnata dal numero 277. Ci troviamo esattamente al 277° chilometro della Strada Statale Settentrionale Sicula, e qui comincia il territorio del comune di Capaci.

Il paese, attraversato per tre chilometri dalla statale, ci racconta una storia lunga e affascinante. La Strada Statale 113 venne istituita nel 1928, unendo idealmente e materialmente città e paesi di Sicilia: da Messina a Patti, Cefalù, Termini Imerese, Palermo, Alcamo e infine Trapani. Un percorso di 377 chilometri, testimone di secoli di viaggi, scambi e vita quotidiana.

Le pietre miliari che troviamo lungo il percorso ci riportano indietro nel tempo. Questo tipo di segnalazione stradale ha origini antichissime, risalenti alle vie pubbliche romane. Una pietra miliare è un cippo scolpito, posizionato ai bordi delle strade per indicare le distanze. Solitamente a forma di colonna – sebbene ne esistano varianti quadrangolari o con base appuntita per facilitarne l’infissione nel terreno – queste pietre potevano raggiungere i 2,50 metri di altezza e i 2 metri di circonferenza. Realizzate in materiali diversi, dal calcare alla trachite fino al marmo più pregiato, rappresentano non solo strumenti pratici, ma anche simboli della grandezza e della precisione dei Romani.

Oggi, nel linguaggio comune, una “pietra miliare” è diventata una metafora potente. Indica un evento, un’opera o una figura talmente rilevanti da segnare un punto di svolta in un processo storico, culturale o personale. E Capaci, con la sua storia e il suo presente, è una delle pietre miliari del nostro cammino verso un futuro migliore.

Nel secolo scorso, lungo questa strada furono collocate nove pietre miliari antiche, di cui tre di dimensioni maggiori, usate per segnare i chilometri, e sette più piccole, dedicate ai frazionamenti. Sono realizzate in marmo e incise con numeri romani. Dopo il chilometro 278, invece, le pietre miliari sono di recente fattura: strutture moderne in plexiglass con un’anima di ferro, segno di come il tempo e la tecnologia abbiano preso il posto della tradizione.

La Strada Statale 113, conosciuta anche come Strada Settentrionale Sicula, attraversa il cuore della città metropolitana di Palermo. Va dal chilometro 169, nei pressi di Pollina, fino al chilometro 317, a Balestrate. Un percorso che, oggi come ieri, collega luoghi e persone, storie e memorie.

 

Un viaggio a Capaci: Lungo la SS 113, il cuore dei paesi

Appena arrivati a Capaci, abbiamo imboccato la Strada Statale 113 ed è stato come entrare nell’anima pulsante dei paesi. Questa strada, che taglia i borghi da un capo all’altro, non è solo un’arteria di collegamento, ma un vero e proprio racconto a cielo aperto fatto di storie, persone e luoghi speciali.

Un inizio accogliente
Abbiamo iniziato il nostro percorso da Via Falcone, dove il ritmo della vita quotidiana si fa subito sentire. Qui tutto sembra convivere in armonia: negozi di ogni tipo, dal panificio con l’aroma del pane appena sfornato alle pescherie piene di colori e profumi del mare, passando per i piccoli supermercati e le frutterie. Ogni angolo racconta un pezzo di tradizione e ogni bottega custodisce volti sorridenti e storie di famiglia.

Tra storia e spiritualità
Proseguendo lungo la strada, il paesaggio urbano si arricchisce di edifici storici e luoghi di culto. Ci siamo fermati davanti a Palazzo Graziano, un’elegante testimonianza del passato, e a Villa Zagara, immersa in una quiete che sembra sospesa nel tempo. Poco più avanti, l’ex Fabbrica Vianini e una maestosa villa con un ficus secolare ci hanno riportato alla bellezza della natura e dell’architettura che convivono in perfetta sintonia.

I nostri sguardi sono stati attirati dalle statue di Padre Pio, punti di riferimento per molti, e dalle storiche fontanelle del fascio, che aggiungono un tocco nostalgico al percorso. Abbiamo poi visitato le cappelle votive, come quella lungo il torrente Ciachea, dove la spiritualità si fonde con la bellezza del paesaggio circostante.

Un’arte viva e moderna
Non ci aspettavamo di trovare un tocco così vivace e contemporaneo lungo il nostro cammino: i murales, che decorano alcuni tratti della strada, raccontano storie e visioni di oggi, rendendo ogni angolo una piccola galleria d’arte a cielo aperto. Il parco giochi poco distante, con le sue risate di bambini, dona un’energia familiare e accogliente.

Le pietre miliari del tempo
Percorrendo i tre chilometri della SS 113, ci siamo imbattuti nelle antiche pietre miliari. I numeri 277, 278 e 279 incisi su alcune di esse ci hanno fatto pensare a quanti viaggiatori, prima di noi, abbiano seguito queste stesse indicazioni. Quelle moderne, in plexiglass con armatura in ferro, testimoniano come i paesi sappiano unire passato e presente in un’unica visione armoniosa.

Il cambiamento lungo il percorso
Man mano che avanzavamo, la strada cambiava nome, come a segnare tappe diverse di un viaggio: da Via Falcone a Via Vittorio Emanuele, poi Via Domenico Sommariva e infine Via Monsignor Siino. L’ultimo tratto ci ha portato verso lo svincolo per Carini e Torretta, ma prima di concludere il nostro viaggio, abbiamo fatto tappa al Museo della Mafia, un luogo di memoria che invita alla riflessione, e alla storica ex fabbrica di mozzarelle Latte Puccio, dove una frase di Winston Churchill celebra il coraggio delle piccole imprese.

Un viaggio che resta nei cuori
Camminare lungo la SS 113 di Capaci è stato molto più di un semplice percorso: è stato un viaggio nelle vite autentiche dei paesi che accolgono ogni visitatore con il calore delle loro genti, la ricchezza delle loro storie e il fascino delle loro quotidianità. Se non siete mai stati, vi consigliamo di venire a scoprire Capaci. Qui ogni passo lungo la SS 113 vi racconta una storia, e ogni angolo vi regala un sorriso.

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Immagine di Salvino Arena

Salvino Arena