VITTI ‘NA CROZZA
Chi ascolta la celebre canzone siciliana Vitti ’na crozza crede che l’allegro motivo sia una sorta di inno alla vita, ma basta prestare attenzione alle sue parole per rendersi conto che si tratta di altro .
La canzone siciliana “Vitti ‘na crozza” racconta una storia profondamente radicata nelle zolfare della Sicilia, dove i minatori affrontavano una vita di duro lavoro e privazioni. Il protagonista è ‘na crozza, un teschio, che funge da voce per denunciare le ingiustizie sociali e religiose del tempo. Molte delle vittime delle zolfare non avevano una sepoltura degna, relegati per sempre nelle viscere delle miniere senza neanche il suono di una campana per il loro riposo eterno.
La canzone sottolinea l’ostracismo perpetuato dalla Chiesa, che fino al 1940 negò agli operai delle zolfare le onoranze funebri, considerando il zolfo e il sottosuolo come dimora del demonio. Il “cannuni”, erroneamente interpretato come un pezzo di artiglieria, in realtà era il boccaporto delle miniere, simbolo di una vita segnata dalla fatica e dalla morte nelle viscere della terra.
Attraverso la voce del teschio, la canzone implora pietà e rispetto, chiedendo una sepoltura dignitosa che possa redimere le loro anime e garantire loro la pace eterna dopo una vita di sofferenze e lavoro massacrante. “Vitti ‘na crozza” non è solo una canzone, ma un potente grido contro le injustizie subite dai minatori siciliani, un’ode alla memoria di coloro che hanno vissuto e sofferto nell’ombra delle zolfare.
Vitti ‘na crozza e’ stata registrata per la prima volta su dischi Cetra nel 1951 dal tenore Michelangelo Verso, e fu un successo.
Michelangelo Verso (Palermo, 18 marzo 1920 – Palermo, 18 settembre 2006) è stato un tenore italiano.
fu il primo nel 1951 cantare la famosa canzone popolare siciliana.
Vitti ‘na crozza, musicata dal compositore Franco Li Causi.
e pubblicata su 78 giri dalla Cetra.
Testo:
Vitti ‘na crozza ( Ho visto un teschio)
Vitti na crozza supra lu cannuni
fui curiuso e ci vosi spiare
idda m’arrispunniu cu gran duluri
muriri senza toccu di campani
Si nni eru si nni eru li me anni
si nni eru si nni eru ‘un sacciu unni
ora ca su ‘arrivatu a uttant’anni
lu vivu chiama e la morti arrispunni
Cunzatimi cunzatimi stu letto
ca di li vermi fu manciatu tuttu
si nun lu scuntu cca lu me piccatu
lu scuntu a chidda vita a sangu ruttu
Traduzione:
Ho visto un teschio sopra la torre
fui curioso e ci volli chiedere
lui mi rispose con gran dolore
sono morto senza rintocchi di campane
Sono andati ,sono andati i miei anni
sono andati , sono andati non sò dove
ora che sono arrivato a ottant’anni
il vivo chiama e la morte gli risponde
Preparatemi, preparatemi questo letto
perchè dai vermi fui mangiato tutto
se non lo sconto quì il mio peccato








