Quando i magistrati misero in ginocchio la mafia

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“Il Maxiprocesso” è l’appellativo affibbiatogli al processo penale contro Cosa Nostra svoltosi all’interno dell’Aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo.

Era il 10 febbraio 1986 quando più di 400 persone vennero processati per reati di stampo mafioso.

Fu chiamato maxiprocesso per il numero elevatissimo degli imputati, precisamente 468, accusati  per crimini legati alla criminalità organizzata. Esso fu considerato la prima reazione importante dello Stato a Cosa Nostra.

L’idea del maxiprocesso venne al Giudice Antonino Caponnetto fondatore del pool antimafia, di cui fecero parte Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, e Leonardo Guarnotta.

Grazie all’ausilio delle dichiarazioni dei pentiti di mafia, uno su tutti Tommaso Buscetta venne abbattuto il muro omertoso all’interno di cosa Nostra.

Il Pool Antimafia fu un’ottima intuizione per combattere il fenomeno mafioso in modo organico ed innovativo. La storia darà ragione a questa scelta. Il maxiprocesso permise infatti di avere una visione comune del fenomeno.

Il processo terminato il 16 dicembre 1987, durò 22 mesi (349 udienze), la Camera di Consiglio 35 giorni, la lettura della sentenza richiese un’ora e mezza, l’ordinanza-sentenza sta in 8608 pagine. Finì

con 19 boss condannati all’ergastolo, con 246 condanne, in totale 2.665 anni di carcere, proclamando la vittoria del Pool Antimafia dei “Giganti”  Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

La struttura dell’aula bunker, detta anche “l’astronave” venne costruita in pochi mesi tra il 1985 e il 1986, adiacente al carcere dell’Ucciardone, poiché nessuna aula di tribunale avrebbe potuto ospitare un dibattimento con un numero così elevato di imputati tanti quanti erano quelli del Maxiprocesso.

 

Fanno parte le immagini televisive dell’ingresso in aula di Tommaso Buscetta, il confronto drammatico tra lui e Pippo Calò, gli insulti dalle gabbie al pentito Salvatore Contorno, l’interrogatorio del “papa” Michele Greco, il coraggio pacato del presidente Alfonso Giordano, l’unico magistrato che accettò di guidare la Corte d’Assise.
(nella foto le celle dell’aula bunker di Palermo all’Ucciardone dove ebbe luogo il maxiprocesso l’immagini è tratta dal film “La siciliana ribelle”).

L’Aula Bunker è visitabile in occasione della manifestazione Le vie dei tesori 2022

Sabato e domenica dalle 9 alle 13

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