La Lingua di un Popolo racconta la Storia di quel Popolo. E la ricca storia della Sicilia non poteva far altro che produrre un lessico altrettanto ricco e vario.
Nella Lingua Siciliana si trovano le impronte della storia dell’Isola, fatta di invasioni e di numerosi contatti con le genti del Mediterraneo e d’Europa.
Greci, latini, arabi, normanni, angioini e spagnoli, che nel corso dei secoli hanno occupato l’Isola, hanno diffuso parole, espressioni e costrutti che, ancora oggi, fanno parte del nostro lessico.
Uno studio statistico, fatto su circa cinquemila parole siciliane, indica che oltre il 50% di esse deriva dal latino, il 15% dal greco e solo il 6% dall’arabo e dal francese.
Ma nonostante la percentuale relativamente bassa, l’influenza araba è fortemente riconoscibile e significativa, soprattutto in determinati ambiti.
Agricoltura e Alimentazione
Molte parole arabe in siciliano riguardano la terra e i prodotti dell’agricoltura, un settore in cui gli Arabi introdussero innovazioni tecniche e nuove colture.
Giuggiulena (dal’ arabo “juljulān”) – sesamo. Usata anche per un dolce tipico.
Cùscusu (dal “kuskus”) – il cous cous, piatto diffuso nel trapanese.
Zibbibbu (da zabīb) – uva passa.
Zagara (da az-zahr) – fiore d’arancio.
Sarvaggiu (da sarw, “cespuglio”) – selvatico, spesso in riferimento a erbe spontanee.
Tecnica e Mestieri
Gli Arabi portarono conoscenze tecniche avanzate, soprattutto in edilizia, artigianato e agricoltura irrigua.
Gebbia (da jabbīya) – vasca o cisterna per l’irrigazione.
Senìa (da sāniyya) – sistema di sollevamento per l’acqua, tipo di noria.
Carrubbu (da kharrūb) – carrubo, un albero diffuso in Sicilia.
Fasolu (da faṣūlīya) – fagiolo.
Alcova (da al-qubba) – stanza da letto, spesso con significato poetico o letterario.
Pesca e Mare
Anche nel mondo della pesca, fondamentale per un’isola come la Sicilia, sono rimaste numerose tracce arabe:
Tunnina (da tunn o tūn) – tonno.
Sciabbica (da shabbāk) – tipo di rete da pesca.
Rizzagghiu – strumento per la pesca, derivante da un termine tecnico arabo.
Marsa (da marsā, “porto”) – presente in molti toponimi, come Marsala o Marsala di Mazara.
Commercio e Vita quotidiana
Molti termini del commercio e della vita cittadina derivano dall’arabo:
Tari (da dīnār) – antica moneta.
Fondaco (da funduq) – magazzino o albergo per mercanti.
Càfisu (da qafīz) – unità di misura agraria.
Succu (da sūq) – mercato.
Buttigghìa (da butīqa) – bottiglia.
Toponomastica e Cognomi
L’influenza araba è presente anche in nomi di luoghi e cognomi siciliani:
Caltanissetta – da Qalʿat al-Nisā’ (“Castello delle donne”).
Calascibetta – da Qalʿat Šibāni (“castello di Šibān”).
Misilmeri – da Manzil al-Mirmir (“sosta del comandante”).
Cognomi come Zappalà, Alfano, Raimondi o Falco hanno spesso etimologie che risalgono a nomi arabi o composti ibridi arabo-latini.
Conclusione
La cultura araba non ha soltanto lasciato in eredità parole, ma anche modi di pensare, organizzare lo spazio e vivere il territorio. La lingua siciliana, nel suo strato arabo, racconta un passato di civiltà avanzate, di commerci fiorenti, di scambi culturali e tecnici. È una memoria viva che parla nei termini quotidiani, nei piatti, nei mestieri e nei luoghi, a testimonianza di un incontro che ha profondamente segnato l’identità dell’isola.








