Lucky Luciano: l’uomo che aiutò gli Alleati e la presa del potere della mafia in Sicilia

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Lucky Luciano, nato Salvatore Lucania a Lercara Friddi, in provincia di Palermo, nel 1897, è considerato uno dei boss mafiosi più influenti della storia. Il soprannome “Lucky” gli fu dato dagli americani perché superstizioso: egli stesso sosteneva che avesse sempre avuto fortuna, nonostante le numerose difficoltà che aveva incontrato nella sua vita, criminale e non.

La vita

Luciano crebbe a New York City, dove si guadagnò la sua reputazione come boss della mafia americana nel corso degli anni ’20 e ’30. Fu uno dei capi della Commissione, l’organizzazione che governava il mondo criminale americano, e fu coinvolto in attività illegali come il gioco d’azzardo, il traffico di droga e la prostituzione.

 

Durante la seconda guerra mondiale, Luciano fu arrestato per prostituzione e venne condannato a 30-50 anni di carcere. Nel 1942, gli ufficiali del servizio informazioni della Marina degli Stati Uniti lo contattarono, su raccomandazione di Joseph “Socks” Lanza, il boss dei sindacati del porto di Manhattan. Luciano offrì il suo aiuto per indagare sul sabotaggio di diverse navi nel porto di Manhattan, tra cui la SS Normandie, un transatlantico francese che prese fuoco e affondò nelle acque dello Hudson, di cui furono sospettate alcune spie naziste infiltrate tra i portuali; in cambio della sua collaborazione, Luciano venne trasferito nel carcere di Sing Sing, dove venne interrogato dagli agenti del servizio informazioni della Marina, ed è proprio da qui che inizia la storia che cambiò le sorti della seconda guerra mondiale e della Sicilia.

Il coinvolgimento nello sbarco in Sicilia e conseguenze

Esistono infatti fonti che affermano che successivamente venne arruolato per facilitare lo sbarco alleato in Sicilia (luglio 1943) tramite i suoi contatti con i mafiosi siciliani e che consegnò ai servizi americani una lista di nomi da contattare in Sicilia. Nonostante alcuni studiosi considerino tutto ciò come un mito, il seguito della sua vita sembra dimostrarlo: dopo lo sbarco in Sicilia, a Napoli il suo luogotenente Vito Genovese fu l’aiutante e interprete del comandante militare degli affari civili dell’AMGOT, Charles Poletti e, il 3 gennaio 1946, Thomas E. Dewey, diventato governatore dello Stato di New York, graziò Luciano per i servigi resi alla Marina, a condizione che lasciasse gli Stati Uniti per stabilirsi in Italia; il 10 febbraio Luciano fu estradato dal porto di New York a opera del servizio statunitense di immigrazione e imbarcato sulla nave Laura Keene, che arrivò a Napoli il 27 febbraio. Luciano stabilì il suo domicilio a Roma, ma soggiornò a Palermo, presso il Grand Hotel et des Palmes, dove numerosi membri del separatismo siciliano e boss mafiosi erano soliti rendergli visita.

L’aiuto fornito dai mafiosi siciliani per lo sbarco alleato in Sicilia causò poi la presa del potere della mafia nell’isola. La mafia aveva fornito assistenza agli alleati per lo sbarco in Sicilia e in cambio aveva ottenuto concessioni politiche e di potere dato che questi venivano considerati affidabili essendo nemici certi del fascismo. Ciò era appunto vero, ma questa avversione della mafia al fascismo (e viceversa) non era certo dovuta a etica e morale, piuttosto a una egoista lotta di potere.

Estremamente importante fu il cosiddetto “rapporto Scotten”, un documento consegnato nel 1943, in cui il capitano W.E. Scotten fece alcune considerazioni riguardo il problema della mafia in Sicilia. Scotten ha proposto tre soluzioni ai suoi superiori per affrontare il problema: la prima opzione prevedeva un’azione rapida e decisa, con l’arresto simultaneo di 500 o 600 capifamiglia senza alcuna considerazione delle loro connessioni politiche e la loro deportazione immediata durante l’intero periodo di guerra, senza alcun processo. La seconda opzione era una tregua negoziata con i boss, ma la sua riuscita sarebbe dipesa dall’estrema segretezza e discrezione di fronte alla popolazione siciliana e al personale del Governo Militare Alleato. Infine, la terza opzione era l’abbandono di qualsiasi tentativo di controllo sulla Mafia in Italia e il ritiro in piccoli centri strategici, dove si sarebbe esercitato un governo militare assoluto e si sarebbero formati cordoni protettivi. Tuttavia, Scotten ha sottolineato che questa opzione avrebbe implicato la consegna della Sicilia ai poteri criminali per un lungo periodo di tempo.
Questo documento non ebbe mai una risposta ufficiale ma quale delle tre opzioni sia sta ufficiosamente scelta pare ovvio.

Lucky Luciano morì nel 1962 a Napoli, probabilmente per infarto.

 

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Alessio Arena

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