L’orologio del “Palazzo delle aquile” ci dice: Le ore passano e non vanno sprecate.

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l palazzo Pretorio dell’omonima piazza di Palermo è la sede del Comune di città ed è anche la sede di rappresentanza di tutti gli organi politici istituzionali. Fu costruito nel 1470 dall’architetto Giacomo Bonfante per volere del pretore Pietro Speciale. Durante i secoli subì innumerevoli trasformazioni, tra le più importanti si ricordano, quella avvenuta nel 1553 quando l’ingresso principale fu spostato dalla piazza Bellini alla piazza Pretoria, e quella avvenuta tra il 1874 e il 1891 ad opera dell’architetto Giuseppe Damiani Almeyda che ha dato l’attuale forma al palazzo.

Oggi il Palazzo è chiamato con l’appellativo di Palazzo delle aquile.

L’aquila è il simbolo della città ed è un retaggio di epoca romana, con il valore di “potere”.

Nel palazzo che fu del Pretore , oggi  l’aquila è presente in diverse forme, sul coronamento, sulla facciata ed anche all’interno se ne trovano numerose.

Nella facciata del Palazzo Pretorio di Palermo è allocato dal 1864, ovvero da quando l’architetto Giuseppe Damiani Almeyda lo reinterpretò in stile neoclassico, un orologio affiancato da due grifoni, animali mitologici, considerati nell’antichità custodi di tesori, posti nella circostanza a guardia delle ore e, quindi, del buon governo, che di esse fa un uso conveniente ed a tutto vantaggio della cosa pubblica. Sotto l’orologio c’è scritto “Pereunt et imputantur.
Per il Damiani l’epigrafe Pereunt et imputantur scolpita sotto l’orologio è un “motto solenne che chiama ciascuno responsabile del tempo che perde”.
‘Pereunt et imputantur ‘Le ore passano e non vanno sprecate’, un’esortazione a non sprecare il tempo e a darvi il giusto valore.

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Salvino Arena

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