L’Abisso della Pietra Selvaggia: la grotta verticale di Monte Pellegrino

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L’Abisso della Pietra Selvaggia sul Monte Pellegrino
La grotta verticale più profonda della Sicilia occidentale

Situato nel cuore del promontorio di Monte Pellegrino, a Palermo, l’Abisso della Pietra Selvaggia è una straordinaria cavità carsica verticale che rappresenta uno dei gioielli speleologici più affascinanti della Sicilia. Con una profondità di circa 170 metri, è la grotta verticale più estesa del Sud Italia e una delle più spettacolari dell’intero territorio nazionale per conformazione geologica, complessità morfologica e valore naturalistico.

Una posizione suggestiva tra roccia e leggenda

L’ingresso dell’abisso si trova in una zona aspra e rocciosa del monte, nota localmente come Petri Sarvaggi, ovvero “pietre selvagge”, da cui deriva il nome della grotta. La sua bocca si apre a circa 825 metri di altitudine, sul versante sud-sud-est del monte, poco distante dal serbatoio idrico situato nei pressi della vetta. La zona è caratterizzata da una vegetazione rada e dalla presenza di affioramenti calcarei scolpiti dal tempo, che creano un paesaggio quasi lunare.

La scoperta e le prime esplorazioni

La prima esplorazione documentata risale al 13 maggio 1923, a cura di un gruppo di giovani del Club Alpino Siciliano. L’impresa, avvenuta con mezzi rudimentali – solo corde, senza l’ausilio di attrezzature moderne – fu un atto di coraggio e passione. I pionieri speleologi discesero l’abisso armati solo di una grande curiosità e di spirito d’avventura, lasciandoci una breve relazione scritta e uno “schizzo dimostrativo” della cavità. Un documento storico che oggi costituisce una preziosa testimonianza del primo contatto dell’uomo moderno con questo luogo nascosto.

Morfologia e caratteristiche geologiche

L’Abisso della Pietra Selvaggia si presenta come un imponente pozzo verticale, il cui ingresso si apre lungo una frattura naturale di circa 30 metri di lunghezza, orientata con precisione quasi nord-sud. L’apertura ha una forma ellittica, con una larghezza che varia tra i 3 e i 6 metri. Le pareti cadono a strapiombo: sul lato ovest in modo più graduale, mentre sul lato est il precipizio è più marcato, con un salto quasi verticale di circa trenta metri.

All’interno, la grotta si sviluppa con una serie di salti, pozzi e condotti che scendono fino a raggiungere il fondo, situato a 170 metri di profondità. Le pareti sono ricche di concrezioni calcaree, colate di calcite e speleotemi di grande bellezza, che testimoniano un’intensa attività carsica e un’evoluzione geologica millenaria.

Un sito di grande interesse speleologico e scientifico

Oltre alla spettacolarità estetica e alla sfida sportiva, l’Abisso della Pietra Selvaggia riveste un notevole interesse scientifico. Studi geologici e speleologici hanno evidenziato l’importanza della grotta nella comprensione dei fenomeni carsici che interessano l’intero promontorio di Monte Pellegrino, un massiccio di natura calcarea di grande rilevanza ambientale. Le particolari condizioni microclimatiche della cavità hanno inoltre favorito la presenza di forme di vita adattate agli ambienti ipogei, rendendola anche un sito di interesse biospeleologico.

Un patrimonio da conoscere e tutelare

Oggi l’abisso è conosciuto e frequentato da speleologi esperti, soprattutto nel contesto di attività esplorative e didattiche organizzate da gruppi speleologici locali. Tuttavia, data la sua complessità tecnica e la natura verticale dell’ambiente, l’accesso è riservato a chi possiede adeguata preparazione, attrezzatura e conoscenza del mondo sotterraneo.

Monte Pellegrino, definito da Goethe “il promontorio più bello del mondo”, non smette mai di stupire: accanto ai suoi panorami mozzafiato, alla Riserva Naturale Orientata, ai santuari e ai percorsi escursionistici, custodisce anche questo oscuro e profondo scrigno di roccia che attende ancora di svelare tutti i suoi segreti.

Foto Antonio Calì.
Fonte: L’ABISSO DELLA PIETRA SELVAGGIA
a sessant’’anni dalla conquista
Giovanni Mannino

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Immagine di Salvino Arena

Salvino Arena