La festa dei morti e “U sapiri la Vucciria”

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Nella notte tra l’ 1 e il 2 novembre, si racconta che le anime dei defunti, prima di far visita ai propri cari ancora in vita, si recassero nell’ antico mercato della Vucciria per rubare ai ricchi bottegai dolci, vestiti, giocattoli, biscotti frutta secca … per poterli regalare ai nipotini.
Questo è quello che raccontavano i nostri avi ai bambini in prossimità delle “festa dei morti” del 2 novembre secondo Giuseppe Pitrè in “Spettacoli e feste popolari siciliane” scrive che quando si avvicina la festa, i bambini cercano di chi dovrà andare alla vucciria a parlare a’morti in favor loro; e se non stan buoni, si minacciano che non si andrà alla vucciria, non sarà fatta nessuna raccomandazione, non si parlerà ai morti.
Per il Pitré, «sapiri la Vucciria », ossia conoscere che i regali dei morti non sono donati dai defunti bensì dai vivi, pur abbandonandosi al «grazioso inganno».
Oggi quando si dice “Sapiri la Vucciria” si intende stare al gioco per benificiare di un benevole inganno.

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Salvino Arena

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