Il “Trionfo della morte” di Palazzo Abatellis ispirò Picasso per la “Guernica”

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Dal 1954 il palazzo Abatellis  ospita la Galleria regionale della Sicilia

Quello che oggi è l’area museale di Palazzo Abatellis  nel quartiere Kalsa, poco distante dal mare (l’entrata è su via Alloro), dal 1400 era dimora della famiglia dal nobile Francesco Abatellis. All’estinzione della famiglia, avvenuta peraltro solo dopo pochi decenni, il palazzo divenne sede di un monastero di suore domenicane e quindi integrato con una chiesa. All’esterno si apprezzano le raffinate trifore, il notevole portale, sormontato al centro dallo stemma degli Abatellis e i gargoyle sul coronamento, mentre le due torri laterali, che sporgono appena dalla sommità del palazzo e di cui una ormai priva dell’originaria merlatura, difficilmente si distinguono. Varcato un ampio atrio si giunge al cortile interno, caratterizzato sul lato occidentale da un doppio loggiato, con archi (a sesto ribassato al piano terra e a tutto sesto al piano superiore) sorretti da esili colonne, mentre sul lato meridionale è un ulteriore bel portale che oggi conduce al giardino Abatellis ma che una volta era l’uscita/entrata secondaria del palazzo (il giardino odierno è fiancheggiato da palazzi di epoca successiva, che oggi sono connessi all’edificio quattrocentesco ma che non fanno parte del palazzo originario). L’interno ha subito significative modifiche connessi ai diversi usi del palazzo, per cui la struttura originaria per lo più si è persa, anche se non manca qualche sala con le tipiche volte costolonate a crociera.

La sede museale oggi ospita pregiatissimi capolavori del Gagini, di Antonello da Messina e tanti altri, con le meravigliose opere che spaziano dal medioevo al XVIII secolo lascia estasiato qualunque visitatore.

Il pezzo forte di tutta la collezione  è il quadro dell'”Annunziata di Antonello da Messina”  realizzata nel XV secolo dal pittore siciliano.

l’opera si trova al primo piano ed è considerata una autentica “icona” del rinascimento italiano, è collocata nella sala X conosciuta come sala dell’Antonello. La Vergine è colta nell’istante supremo dell’Annunciazione (l’angelo le sta di fronte ma è invisibile). Il gesto della mano, il trapezio del manto, la politezza delle forme e lo sguardo magnetico, esaltano la figura restituendole una astratta bellezza. Nella stessa sala, a fianco ad essa sono collocate altre opere di Antonello: le tavole con le immagini di tre Dottori della Chiesa che costituivano le cuspidi di un polittico andato disperso.

Interessante per la pregevole fattura dell’intaglio è il busto marmoreo realizzato da Francesco Laurana attorno al 1471 che raffigura Eleonora d’Aragona, è considerato uno dei capolavori dell’artista. Proviene dalla tomba di Eleonora d’Aragona nell’Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro, della quale Eleonora fu importante benefattrice.

Ad accogliere i visitatori nel primo salone c’è il dipinto su maiolica dal titolo “Il Trionfo della morte”

Il grande affresco si trovava originariamente nel cortile di Palazzo Sclafani, edificio trecentesco divenuto verso la metà del XV secolo, dopo il trasferimento della famiglia Sclafani in Spagna, la sede dell’Ospedale Grande e Nuovo della città di Palermo. Staccato nel 1944, a causa dei danni bellici, il dipinto pervenne a Palazzo Abatellis all’apertura della Galleria. La scena, apparentemente irreale ma con forti agganci al vero, è chiara: la morte in sella ad un cavallo scheletrito irrompe in un giardino, scagliando i suoi dardi su nobili fanciulle e giovani gaudenti; sotto di lei stanno, atterrate, le dignità del mondo. Si riconoscono infatti dei vescovi, un papa, un imperatore, un sultano, un uomo di legge quale l’allora famoso giureconsulto Bartolo da Sassoferrato, identificato dalla scritta in caratteri gotici sul libro che tiene in mano. La morte ha risparmiato la folla dei poveri cenciosi che la invoca invece come una liberazione dalle pene terrene.

Il dipinto rappresenta una danza macabra che avviluppa la morte, giustiziera imparziale, i defunti e i vivi che a loro volta se ne vanno a caccia, suonano strumenti oppure leggono, senza curarsi di una presenza così inquietante. Anticipando in definitiva molti dei motivi di Guernica.

E’ stato proprio il quattrocentesco “Trionfo della morte” di Palermo che ispirò Picasso nella realizzazione del celeberrimo Guernica.

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Salvino Arena

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