Il più antico documento su carta si trova a Palermo, è “il Mandato di Adelasia”

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All’interno dell’ex convento dei Padri Teatini, ora Archivio di Stato di Palermo, in corso Vittorio Emanuele 31, è custodito un documento bilingue, in arabo e in greco, datato 1109. La parte scritta in greco iniziava con la parola “DIORIZOMEN”, in italiano “ORDINIAMO”, una forma di plurale majestatis perché a scriverla non era una persona qualunque, ma una sovrana, la contessa Adelasia, che con questo mandato ordinava ai gaiti e vicecomiti di Castrogiovanni, l’odierna Enna, di proteggere il monastero di San Filippo di Demenna. La contessa Adelasia, moglie di Ruggero I, conte di Sicilia e di Calabria, avendo a cuore le sorti del monastero, sia perchè ubicato all’ interno del proprio dominio, sia perchè molto religiosa, intendeva proteggerlo dagli invasori musulmani.
Al visitatore potrebbe sembrare all’apparenza uno dei tanti, anche se interessante, documenti storici di età normanna, custoditi nelle biblioteche o nei musei sparsi in tutta Europa.
La straordinarietà del Mandato di Adelasia consiste nel fatto che si tratta del più antico documento scritto su carta.

Era il 1908 quando dopo scrupolose riclassificazioni dei reperti storici custoditi nell’archivio di Stato di Palermo, Giuseppe La Mantia rinveniva un documento cartaceo risalente al periodo normanno, attenti studi di catalogazione stabilivano che il documento era un Mandato della Contessa Adelasia datato 1109, ovvero il più antico documento scritto su carta esistente al mondo giunto a noi, infatti non risulta in tutti gli archivi d’Europa un documento con data antecedente a quello che si conserva a Palermo.
Sin da subito si stabilì che la fabbricazione di tale carta non era europea, in quanto la prima cartiera vide la luce intorno alla seconda metà del milleduecento.
Il supporto cartaceo misura cm 37,5 x 27. Il documento rinvenuto dal La Mantia mostrava molti segnali di piegatura sia in orizzontale che in verticale, una attenta osservazione ha individuato due frammenti di cera rossa.
le piegature ed un abbozzato tentativo di conservazione, in epoca non precisa, consistente nell’incollatura su di un foglio di pergamena e cucito ai quattro bordi con un filo, le diverse trazioni e reazioni dei due materiali hanno causato strappi e attirato anoboli che lo hanno seriamente danneggiato, fortunatamente i lavori effettuati a Roma nel 1998 lo hanno in parte restaurato.
Dalle integrazioni del testo scritto in arabo e da quello scritto in greco si è riuscito a decifrare il testo.
A quanto ci risulta, dato che il monastero di San Filippo di Demenna è visitabile a tutt’oggi, il Mandato di Adelasia ha raggiunto nel proprio obbiettivo ovvero riuscire a far proteggere il sito.

Il documento, identificato anche con l’appellativo “il mandato di Adelasia”, originariamente era custodito presso l’abbazia di San Filippo di Fragalà e successivamente fu acquistato dall’ospedale Grande di Palermo.
Dopo la costruzione dell’archivio di Stato di Palermo, nei primi anni dell’ottocento, il documento ha trovato la sua definitiva collocazione.
Grazie alla avanzata tecnologia adottata, si è scoperto che la carta usata per il mandato è di provenienza araba. Dopo l’analisi del microscopio si è scoperto che l’impasto fibroso non è molto raffinato ed è privo di filigrana. La grande quantità di amido di frumento ritrovato nella fibra conferma la provenienza araba.
La contessa Adelasia preferì usare la carta, perché attribuiva al mandato una importanza relativa, non si trattava dunque di un documento solenne, per i quali veniva usata ancora la pergamena.

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Salvino Arena

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