Il monastero di Santa Caterina e la sua particolare dolceria

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Annesso alla chiesa di Santa Caterina D’Alessandria nella piazza Bellini c’è il monastero dedicato alla Santa. La costruzione del monastero e della chiesa dedicati a Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto è datata tra il 1310 e il 1329 vennero eretti per volere di Benvenuta Magistro Angelo appartenente a una ricca famiglia aristocratica. Il convento durante il suo primo secolo di vita era adibito ad ospizio prima di divenire tale per monache di clausura fino al quattrocento era un ospizio delle «repentite», ovvero ex prostitute convertite alla vita monacale.
I locali e in particolare le celle delle monache raccontano una vita austera fatta di silenzi e di preghiera. I mobili (letto, inginocchiatoio, scrittoio, comò e qualche cassa per i corredi) sono per lo più ottocenteschi. Le pareti semplici hanno soltanto un crocifisso e a completare l’arredamento ci sono una ceroplastica devozionale, le famose “scarabattole” delle monache di S. Caterina.
Suggestive e toccanti sono gli oggetti appartenuti alle monache: corone di spine realizzate dalle stesse, un piccolo flagello e una treccia scura: il taglio dei capelli significava rinuncia al mondo e le trecce recise erano offerte al Signore.
Le monache con discendenza nobiliare potevano godere del ” lusso” di occupare le celle che si affacciavano nell’atrio dotate di una veranda dalle tende bianche, una sorta di spartano boudoir riscaldato dai raggi del sole e, sul balcone, un lavacro di fattura barocca per le abluzioni delle aristocratiche signore.
Il monastero visse in una grande prosperità ma fu anche un luogo in cui si confezionavano medicamenti e cosmetici con le rose coltivate in giardino e si impastavano in una enorme «balata» i dolci resi celebri dalla tradizione e dalla letteratura come le «minne di virgini» (seni di vergini) e il «trionfo di gola».
Di pregevole fattura c’è Il chiostro con maioliche con al centro una fontana progettata da Ignazio Marabitti e la statua di San Domenico.
Dal 2014 il monastero non accoglie più monache dell’ordine domenicano e l’intera struttura è affidata alla Curia palermitana, e grazie ad una associazione è possibile effettuare visite guidate e degustare dolci preparati con l’ausilio delle antiche ricette delle monache.

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Salvino Arena

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