AI Quattro Canti è rappresentata l’ascensione verso la perfezione. Ecco una descrizione del Canto con l’estate

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L’intersezione delle due vie principali della antica Palermo, via Vittorio Emanuele, chiamata “Cassaro” e via Maqueda, ricava uno slargo ai cui quattro angoli smussati si elevano le facciate di bei palazzi secenteschi dalla classica suddivisione a tre ordini sovrapposti (dorico, ionico e corinzio) con al piano primo le fontane sormontate dalle statue delle quattro stagioni.
I quattro canti sono i quattro angoli interni dei mandamenti di Palermo quello chiamato Monte di Pietà meglio conosciuto come “Il Capo” è delimitato dal palazzo Rudinì, un’antica dimora nobiliare appartenuta alla famiglia Starrabba, marchesi Di Rudinì.
La stagione raffigurata con Venere con in mano un fascio di grano è l’estate realizzata da Gregorio Tedeschi,
ai piedi della allegoria troviamo un grifone che è un poco pesce un poco aquila e un poco leone ovvero i simboli del sole.

Le allegorie con le statue dei Quattro Canti rappresentano l’ascensione  verso la perfezione.

Si parte con il potere fella natura rappresentato con le quattro stagioni. al secondo piano c’è il potere temporale rappresentato con i quattro re spagnoli e in alto il potere divino con le quattro sante compatrone della città di Palermo. il tutto è alimentato dall’elemento principale per la vita ovvero l’acqua che sgorga dalle fontane poste al piano terra.

Il Canto con la stagione dell’estate è rappresentato al secondo piano con  la statua di re Filippo II realizzata tra il 1661 e il 1663 da Carlo D’Aprile.
A Filippo II, figlio dell’imperatore Carlo V per successione toccò la corona di Spagna cui erano legati immensi possedimenti nel Nuovo mondo e in Europa (Regno di Napoli, Milano, Sicilia, Sardegna e Paesi Bassi). Il giovane Filippo II, in tal modo, ereditò dal padre i vasti domini in Europa e nelle Americhe, ma anche i presupposti per poter dominare da lì in avanti la vita politica europea.
Filippo II noto anche come Filippo il Prudente, Filippo II fermò l’avanzata degli ottomani con la Battaglia di Lepanto ma non sconfisse, con l’Invincibile Armata, la flotta di Elisabetta
Filippo II nacque a Valladolid, 21 maggio 1527 e morì il 13 settembre 1598 nel suo amato Escorial.

Al terzo livello della scenica rappresentazione verso la perfezione troviamo la figura di Santa Ninfa, antica patrona della città, prima di San Benedetto il Moro e di Santa Rosalia.
Una antichissima tradizione attribuisce Palermo come città natia di Santa Ninfa, sarebbe nata al tempo di Costantino. Figlia di un prefetto che la fece imprigionare e torturare ferocemente per essersi convertita al cristianesimo. L’intervento miracoloso di un angelo la liberò e la portò vicino Roma dove morì di stenti e fu sepolta. Gli abitanti del luogo, durante un periodo di siccità, pregarono la santa di intercedere affinché piovesse. Si verificò il tanto desiderato miracolo e i fedeli cominciarono a venerarla come una santa. Si festeggia il 10 novembre. Il suo simbolo è una coppa con le fiamme.
Molte chiese di Roma conservano reliquie di Santa Ninfa, il capo nel 1592 era venerato nella chiesa di S. Maria in Monticelli a Roma.
Nel 1593 il capo della santa fu trasferito a Palermo in un altare della cattedrale, consacrato nel 1598.
Un paese in provincia di Trapani porta il nome.
Il nome deriva dal greco Nynphe e indicava le giovani donne in età da marito; inoltre le ninfe erano divinità femminili minori dei boschi, fiumi, monti, laghi.

Oggi nei locali del piano terra c’è un bistrot nato dove un tempo non tanto lontano c’era la libreria Dante.

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Salvino Arena

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