L’obelisco di Girolamo Grifeo: cronaca urbana del 1784

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La città di Palermo ha sempre narrato la sua storia attraverso targhe marmoree incise, affreschi e, più recentemente, murales, tra il 1700 e il 1800 uno degli elementi che raccontavano la storia era l’obelisco. Sono tanti quelli ancora presenti in città c’è ne uno situato all’inizio di Via Lincoln, stilisticamente simile a una piramide con la punta, anticamente noto come “A punta avugghia” o la punta dello spillo, dagli abitanti palermitani.

Questa stele monumentale, che domina il Foro Italico, porta il nome del vicere Girolamo Grifeo, responsabile della sua installazione. Una delle facciate mostra lo stemma della sua casata nobiliare. Oltre al nome del vicere, sono riportati anche i nomi di alcuni dei nobili più potenti del periodo, risalente al 1784. Questa rappresentazione mirava a sottolineare l’apertura di una nuova strada, che facilitava il transito e dava vita a una passeggiata elegante, per volere del re Ferdinando, come descritto sulla facciata rivolta al mare.

La strada fu creata dopo la demolizione del Bastione di Vega e fu chiamata Strada d’Alcalà (in passato nota come Stradone Sant’Antonino, oggi Via Lincoln).

Sul monumento sono visibili vari stemmi e iscrizioni, inclusi quelli delle armi reali, del Viceré Caracciolo e del Pretore principe di Partanna della famiglia Grifeo.

Sopra lo stemma dei Grifeo è riportato Il motto della famiglia Noli Me Tangere (in latino “non mi toccare”) 

L’obelisco fu eretto in commemorazione della demolizione del Bastione di Vega e dell’apertura della nuova Strada d’Alcalà.

Una targa posta nella parte inferiore ricorda che nel 1972 l’obelisco è stato restaurato dal “Club Lions Internazional”. In bronzo è presente il logo dell’associazione.

Questo obelisco era conosciuto, per la sua forma, come “a punta a vugghia” (la punta dello spillo): fra la fine dell’Ottocento e il 1950, questo luogo fu un punto d’incontro per centinaia di carrettieri e produttori agricoli provenienti soprattutto da Bagheria e dalle province circostanti. All’alba, si riunivano qui per contrattare e commerciare: “Nnì viremu ‘a punta a vugghia” (Ci vediamo alla punta dello spillo). Era un raduno spontaneo, mentre la sera i carrettieri, in fila ordinata, si preparavano per il ritorno verso casa.

“In questa strada, i nobili si incontravano segretamente con le loro amanti. La situazione portava spesso i nobili a tradirsi a vicenda, diventando sia cornuti che cornificatori. Quando un nobile umiliava un contadino, il contadino  tra sé diceva: “Va sgangati i cuorna a Punta avugghia” ‘Va’ a affilarti le corna nella strada dell’obelisco noto come Punta Avugghia’.”

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Immagine di Salvino Arena

Salvino Arena