I Trionfi dei Tarocchi Siciliani: il racconto di un’antica sapienza
C’è un mazzo di carte che in Sicilia non serve soltanto per giocare. È un piccolo teatro di carta dove sfilano imperatori, mendicanti, innamorati, eremiti e persino un misterioso fuggitivo. Ogni figura racconta una storia e custodisce un insegnamento. Sono i Tarocchi Siciliani, uno dei patrimoni più affascinanti e meno conosciuti dell’isola.
A differenza dei più celebri tarocchi utilizzati per la divinazione, quelli siciliani nacquero soprattutto come carte da gioco. Eppure, osservando i loro Trionfi, è impossibile non restare colpiti dalla ricchezza dei simboli e dei significati che sembrano parlare ancora oggi della vita, del destino e della natura umana.
Il giuoco de Tarocchi fu portato in Sicilia dal fu Vicerè Francesco Gaetani duca di Sermoneta che fiorì nel 1662 e da lui insieme a noi fu dato il giuoco or fatto raro delli Gallerini.
Un mazzo unico al mondo
Una delle prime curiosità riguarda proprio il numero delle carte. Il mazzo siciliano è composto da 64 carte, molto diverso sia dalle comuni carte regionali sia dai tradizionali tarocchi francesi.
Ancora più sorprendente è il fatto che il celebre Diavolo, presente in quasi tutti i mazzi europei, qui non esiste. Al suo posto troviamo il Vascello, una nave che solca il mare aperto. Una scelta che sembra perfetta per una terra circondata dall’acqua come la Sicilia, crocevia di popoli, commerci e avventure.
Anche il Matto assume una forma tutta particolare. Nei Tarocchi Siciliani diventa “Lu Fujutu”, il Fuggitivo: una figura libera da ogni regola, che sfugge alle convenzioni e rappresenta la possibilità di cambiare strada quando tutto sembra già scritto.
Il viaggio dei Trionfi
Il percorso simbolico dei Trionfi inizia dalla condizione più umile.
Trionfi, chiamati in dialetto “Trunfi”. Sono queste le carte che conferiscono al mazzo il suo carattere unico, trasformandolo in un autentico racconto illustrato della condizione umana.
La prima carta è la Miseria, priva persino di numero. Raffigura un uomo che tende la mano in cerca di aiuto. Ma in Sicilia la miseria non è soltanto povertà: è anche l’arte di arrangiarsi, la capacità di sopravvivere facendo affidamento sull’ingegno quando le risorse sono poche.
Subito dopo compaiono i Picciotti, due giovani intenti a discutere. Non rappresentano la forza fisica, ma l’astuzia, la diplomazia e l’intelligenza pratica. Sono l’emblema di una qualità che i siciliani hanno sempre considerato preziosa: saper trovare la soluzione giusta al momento giusto.
L’Imperatrice e l’Imperatore incarnano invece la conoscenza e il potere. Insieme ricordano che governare non significa soltanto comandare, ma anche comprendere.
Seguono le grandi virtù: la Costanza, la Temperanza, la Fortezza e la Giustizia. Sono le qualità che permettono all’uomo di affrontare le difficoltà senza perdere il proprio equilibrio.
Tra tutte le immagini, una delle più romantiche è certamente quella dell’Amore. Una coppia si guarda mentre Cupido veglia dall’alto. È la celebrazione dell’unione, ma anche della scelta reciproca e della fiducia.
Fortuna, caduta e rinascita
Come nella vita, dopo il successo arriva l’incertezza.
Il Cocchio rappresenta la gloria e la vittoria. Ma subito dopo compare la Ruota della Fortuna, che ricorda come nessun trionfo sia eterno. Oggi si è in alto, domani si può essere in basso. Una lezione che attraversa i secoli e resta sempre attuale.
L’Impiccato e la Morte introducono i temi della fragilità umana. Non sono immagini da temere, ma richiami alla consapevolezza: ogni azione ha conseguenze e nessuno può sottrarsi al tempo.
L’Eremita, con la sua lanterna, invita invece alla riflessione. È il saggio che si allontana dal rumore del mondo per cercare la verità.
Le carte più misteriose
Tra i Trionfi più curiosi troviamo la Torre, simbolo dell’orgoglio e della chiusura dell’animo umano.
La Stella rappresenta la forza dell’amore e del desiderio, mentre la Luna richiama il raccoglimento e la spiritualità.
Sorprende invece il significato attribuito al Sole. Nei tarocchi tradizionali è quasi sempre una carta positiva; nella tradizione siciliana assume sfumature più complesse e richiama anche gli aspetti meno nobili della natura umana.
Un’altra carta singolare è la Palla, chiamata anche Atlante. Vi compare una figura che sostiene il mondo sulle proprie spalle. È il simbolo dell’ambizione umana, del desiderio di dominare il proprio destino e di lasciare un segno nella storia.
Infine appare Giove, sovrano assoluto dei Trionfi, immagine della maestà e dell’autorità.
La scoperta di un professore inglese
Una delle curiosità più affascinanti riguarda l’uomo che salvò i Tarocchi Siciliani dall’oblio.
Negli anni Settanta il filosofo inglese Michael Dummett, docente all’Università di Oxford e considerato il massimo esperto mondiale del gioco dei tarocchi, arrivò a Calatafimi per studiare una tradizione che rischiava di scomparire.
Rimase talmente colpito dall’unicità del mazzo siciliano da dedicargli anni di ricerche. Grazie ai suoi studi oggi conosciamo gran parte della storia dei Trionfi e delle loro particolarità.
Un patrimonio ancora vivo
Nonostante il passare dei secoli, il gioco dei Tarocchi Siciliani continua a essere praticato in alcuni centri dell’isola come Calatafimi, Mineo, Tortorici e Barcellona Pozzo di Gotto.
Chi osserva per la prima volta questi Trionfi vede soltanto delle carte illustrate. Chi le conosce meglio scopre invece un racconto collettivo che parla di povertà e riscatto, amore e potere, fortuna e saggezza.
In fondo, il vero fascino dei Tarocchi Siciliani sta proprio qui: ogni carta racconta una storia antica, ma continua a parlare anche agli uomini e alle donne di oggi.







