La via dei Biscottari e la leggenda dell’Ecce Homo

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La via dei Biscottari e la leggenda dell’Ecce Homo

La via dei Biscottari si snoda tra le vie Benfratelli, Saladino e G.M. Puglia, fino a raggiungere la piazza S. Giovanni Decollato. Un tempo arteria di grande importanza nella viabilità della Palermo antica, questa strada è famosa per essere una delle “vie dei mestieri” della città: qui abbondavano i forni a legna che, oltre alla tradizionale panificazione quotidiana, si dedicavano con particolare maestria alla produzione di biscotti di ogni tipo, da cui deriva il curioso nome della via.

All’estremità della strada, nei pressi dell’Arco dei Biscottari, si trova un’edicola votiva dell’Ecce Homo, celebre per la figura smagrita e malconcia del Cristo. La sua immagine così fragile e sofferente ha ispirato il popolare detto palermitano: “Pari l’Ecce Homo di li Viscuttara”, usato per descrivere una persona dall’aspetto particolarmente sciupato o malaticcio.

Su questa strada si affaccia anche l’ingresso del Palazzo del conte Federico, mentre un tempo sorgeva l’Oratorio della “Settima Congregazione di Gesù e Maria dei sacri cuori coronati di spine”, purtroppo gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1943 e poi demolito.

Ma è la leggenda dell’Ecce Homo dei Biscottari – noto in città anche come u piatusu, “il pietoso” – a rendere questa via così memorabile. Raccontata da generazioni, la storia è un piccolo gioiello di ironia popolare e umanizzazione del sacro.

La leggenda del “Povero, Superbo e Maleducato”

Si narra che, in una sera qualunque nel cuore del mercato di Ballarò, un uomo ubriaco e in condizioni misere passeggiasse davanti all’edicola votiva. Decise di fare l’elemosina alla statua del Cristo flagellato, superstite della chiesa distrutta dai bombardamenti. Ma la sua ebbrezza gli giocò un brutto scherzo: non riuscì a far cadere la moneta nella cassetta delle offerte, che gli scivolò a terra.

Interpretando il fallimento come un rifiuto del Cristo, l’uomo esclamò, offeso:
“Poveru e superbu!” (Povero e superbo!).

In quel momento, un ragazzino di passaggio fece una sonora pernacchia. Convinto che il suono provenisse dalla statua stessa, come risposta insolente, l’ubriaco si infuriò e urlò:
“Poviru, superbu e… puru vastasu!” (Povero, superbo e… pure maleducato/cafone!).

Significato e memoria popolare

Questa leggenda ha generato il celebre modo di dire palermitano “Pari l’Ecce Homu ri li Viscuttara”, che descrive chi appare malaticcio, trasandato o povero in modo evidente. Ma più di tutto, il racconto mostra la religiosità popolare siciliana: figure sacre percepite come vicine e umane, protagoniste di storie ironiche e vivaci, capaci di far sorridere pur mantenendo il loro ruolo di pietà e devozione.

Così, percorrendo la via dei Biscottari oggi, tra palazzi storici e scorci di mercato, non si può fare a meno di ricordare quella piccola statua smunta che, tra una pernacchia e un’elemosina mancata, continua a vivere nella memoria collettiva dei palermitani.

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Immagine di Salvino Arena

Salvino Arena