La “Fillata di Dagnino” storia di un’espressione tutta palermitana.

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La “fillata di Dagnino” è, banalmente, la mortadella o il salame, che un tempo si compravano a fette – nella salumeria Dagnino, ed era una prelibatezza esotica, riservata alle grandi occasioni. Il palermitano, fino a metà del secolo scorso, sconosceva questi lussi, e si limitava ad olive, primo sale e sarde salate, se voleva un antipasto o semplicemente qualcosa da accompagnare col pane. C’è anche l’esclamazione palermitana di meraviglia “‘seeeh.. a fillata ‘i Dagnino!!!” Il riferimento dovrebbe essere agli affettati in genere (o la mortadella in particolare) che Dagnino vendeva a prezzi da gioielliere e quindi irraggiungibile ai più.

La fillata, ossia l’affettato, si vendeva nella Salumeria Dagnino Venzano in Via Ruggero Settimo angolo Rosolino Pilo.

Antonio Dagnino Venzano, era un industriale e produceva salumi: un salumificio era a Villagrazia di Carini, un altro laboratorio a Palermo.

Marco Castellino, nipote di Antonio Dagnino Venzano recentemente ha rivelato una curiosità: gli operai del salumificio Dagnino erano prevalentemente sardi, di un paesino della Barbagia, perché mio nonno sosteneva che i sardi sono i migliori produttori di salumi e formaggi».

Di origine genovese Nicolò Dagnino, trasferitosi a Palermo prima della fine dell’Ottocento aprì in città la “Pasticceria del Massimo” in Via Ruggiero Settimo nel Palazzo Filangeri di Amorosa,  erano gli anni della grande trasformazione urbanistica di Palermo perchè nascevano i teatri Massimo e Politeama creando il salotto di città. Fu così che i locali della Pasticceria del Massimo e Extrabar Olimpia furono i posti dove si incontravano le più grosse personalità cittadine. I Dagnino deliziavano i clienti proponendo tutti i dolci della tradizione siciliana esclusivi di alcune feste, come ad esempio i Cannoli di Carnevale, la Cassata di Pasqua, i Pupi di zucchero del 2 Novembre, che si cominciarono a produrre tutto l’anno.

Mezzo secolo dopo i Dagnino aprirono la Galleria Esedra a Roma creando un ponte tra Palermo e Roma. Così il 13 Dicembre 1955 aprì qui il locale progettato e decorato dagli stessi artisti che avevano decorato la sede di Palermo, ossia Giuseppe Corinto, Herta e Alfonso Amorelli e il Mangiameli, autore delle sculture in legno dipinto che rappresentano le Province siciliane, opere d’arte siciliana ancora conservate e ben visibili in questi ambienti frequentatissimi sia dai residenti che dai turisti che degustano con soddisfazione i nostri dolci e tante altre specialità siciliane, come le Arancine, i Timballetti di Anelletti, la Caponata di Melanzane, la pasta con le Sarde, Le Sarde alla Beccafico, gli involtini di pesce Spada, gli involtini di Melanzane, e la pasta alla Norma.

 

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