Una gita a Capaci (puntata 13) La banda musicale e la “Ninnaredda capaciota”

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«Picciotti, sentite!»

Ruggero si ferma di colpo e alza una mano. In lontananza cominciano a sentirsi i primi suoni della Banda. Una tromba, poi un clarinetto, poi il ritmo della batteria. Qualche bambino corre verso la musica, mentre dalla strada arrivano voci e profumi che fanno venire fame.

«E voi lo sapete da quanto tempo questa musica fa compagnia ai capacioti?»

Gli amici lo guardano incuriositi.

«La Banda di Capaci ha una storia antica. Quella storica aveva smesso di suonare intorno al 1950. Per tanti anni è rimasto soltanto il ricordo. Poi, negli anni Novanta, qualcuno cominciò a pensare: “Picciotti, dobbiamo farla rinascere!”. E finalmente, nel 2006, partirono i primi corsi di solfeggio.

Nel 2009 nacque l’Associazione Musicale Santa Cecilia e, con i suoi allievi, la Banda tornò finalmente a suonare.

Guardateli adesso!» dice Ruggero indicando i musicisti. «Questi strumenti non sono soltanto strumenti musicali. Hanno fatto avvicinare alla musica tanti ragazzi e pure qualche adulto. E alcuni di quei ragazzi hanno continuato a studiare al Conservatorio di Palermo.

Ma la cosa bella è che qui la musica non è soltanto quella delle feste. A Natale, per esempio, c’è la Ninnaredda capaciota: dal 16 al 24 dicembre la Banda accompagna per le strade del paese il racconto del viaggio di Maria e Giuseppe verso Betlemme. Una tradizione che siamo riusciti a conservare.

E nel 2011 è arrivato pure un importante riconoscimento: la Banda Santa Cecilia è stata inserita tra i “Gruppi Bandistici ad Alto Interesse Nazionale”.

Dal 2013, poi, c’è il Bande in Tour, che porta a Capaci musicisti da altri paesi e crea incontri, amicizie e scambi musicali.

Ruggero fa una breve pausa. La Banda passa proprio accanto a noi. La gente applaude e qualcuno si mette a seguire i musicisti.

«E sapete quando per me questa musica diventa ancora più importante? Il 23 maggio. Quel giorno la Banda suona per ricordare Giovanni Falcone, la sua scorta e tutte le vittime della mafia. Perché la musica può fare festa, ma può anche custodire la memoria.»

Poi Ruggero sorride e riprende a camminare.

«Insomma, amici miei, questa Banda è Capaci. È storia, è tradizione, è scuola, è amicizia. E soprattutto è futuro.

Ma ora vi dico una cosa molto più importante…»

«Cosa?» chiedono gli amici.

Ruggero indica le tavolate della Sagra del Minestrone di San Giuseppe.

«Dopo tutta questa musica, secondo voi possiamo andare avanti senza assaggiare il minestrone?

Picciotti, a Capaci si viene per conoscere la storia… ma pure per mangiare!»

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Immagine di Salvino Arena

Salvino Arena