Piazzetta Pietro Speciale: una piccola piazza, una grande storia

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La piccola e affascinante Piazzetta Pietro Speciale

Ci sono angoli di Palermo che sembrano aspettare pazientemente che qualcuno si fermi a guardarli. Piccoli spazi nascosti tra i vicoli del centro storico, lontani dal rumore delle strade più affollate, capaci di raccontare in pochi metri secoli di storia.

Uno di questi luoghi è Piazzetta Pietro Speciale, un piccolo e suggestivo slargo che si apre nel cuore del centro storico, a pochi passi da via Maqueda, Piazza Pretoria e via Vittorio Emanuele.

Quando ci si arriva, quasi per caso, si ha la sensazione di entrare in una Palermo più intima, fatta di antichi palazzi, dettagli architettonici e memorie che ancora oggi sopravvivono.

Il nome della piazzetta è legato a Pietro Speciale, importante personaggio della Palermo del Quattrocento. Una targa lo ricorda come «Pretore di Palermo nel secolo XV». Fu signore di Alcamo e Calatafimi e Presidente del Regno di Sicilia.

Proprio qui sorgeva il complesso di abitazioni appartenuto alla sua famiglia. Pietro Speciale, ereditandolo dal padre Nicolò, lo trasformò in una sontuosa dimora, destinata a diventare uno degli edifici più interessanti della piazzetta.

Ma la storia di questo luogo è ancora più antica.

Un tempo, infatti, questo spazio era legato alla presenza della chiesa medievale di Santa Marina, dalla quale prese il nome anche un antico passaggio che collegava la zona con via Vittorio Emanuele: la vanedda di Santa Marina.

Quel piccolo vicolo oggi non esiste più. Intorno al 1590 venne infatti inglobato nell’area destinata alla costruzione del palazzo di Gilberto Beccadelli di Bologna, marchese di Marineo. È una delle tante trasformazioni che, nei secoli, hanno modificato il volto del centro storico palermitano.

Guardando la piazzetta, lo sguardo viene catturato dal Palazzo del Viceré Speciale, poi dei Principi di Raffadali, affacciato proprio sullo slargo. In realtà, l’edificio che vediamo oggi è il risultato dell’unione di diverse proprietà appartenute, nel corso dei secoli, a importanti famiglie nobiliari.

Nel Cinquecento una parte del palazzo apparteneva ad Annibale Valguarnera, barone di Godrano, mentre un’altra era rimasta legata alla famiglia Speciale e, successivamente, ai Montaperto, principi di Raffadali. Attraverso eredità, matrimoni e passaggi di proprietà, nel Seicento Nicolò Montaperto riuscì a riunire i diversi corpi di fabbrica, dando vita allo splendido edificio che ancora oggi caratterizza la piazzetta.

E Palermo, si sa, ama nascondere piccole sorprese anche nei dettagli più semplici.

In un angolo della piazzetta, tra alcune piante, si trova infatti una fontanella storica in ghisa, realizzata nel 1887 dalla Fonderia Michele Guadagnolo. Per qualche tempo era rimasta inattiva, ma nel 2017, grazie all’intervento dell’Amap e delle maestranze locali, è tornata a funzionare, restituendo alla piazzetta anche il piacevole suono dell’acqua.

Un piccolo particolare che contribuisce a rendere questo luogo ancora più suggestivo.

E poi c’è un’altra presenza che incuriosisce il visitatore. Al civico 9 si trova la Casa Massonica, un luogo ricco di simboli e di storia, il cui tempio richiama idealmente quello di Re Salomone.

All’interno ogni elemento ha un preciso significato: le colonne, gli scranni del Maestro Venerabile e dei due Sorveglianti, le rappresentazioni della Bellezza, della Saggezza e della Sapienza, i candelabri e le numerose simbologie legate alla tradizione massonica.

Particolarmente suggestivi sono il pavimento geometrico, la volta stellata e una grande scacchiera. Le stanze custodiscono inoltre compassi, candelabri, simboli del Tempio e richiami ai segni zodiacali.

In questo stesso palazzo, al primo piano, dove ancora oggi si può intravedere un antico arco, si trovavano anche i laboratori dell’Istituto Benedetto D’Acquisto, utilizzati per le attività pratiche di alcune materie scolastiche.

Nella piazzetta, una luminaria riporta un antico proverbio siciliano: «U sceccu unni cari si susi», cioè «L’asino dove cade si rialza».

Un detto semplice, ma ricco di significati. Può indicare chi rimane sempre nello stesso punto o persevera nello stesso errore. Ma può anche essere letto in senso positivo: come l’asino che si rialza con le proprie forze, così l’uomo, dopo una caduta o un imprevisto, deve trovare la forza di rimettersi in piedi e andare avanti.

A completare il fascino della piazzetta c’è infine una presenza tutta palermitana: una trattoria tipica, che porta proprio l’antico nome della strada, Santa Marina, quasi a voler conservare nella propria insegna la memoria di quel luogo scomparso.

Ed è forse proprio questo il bello di Piazzetta Pietro Speciale: basta fermarsi qualche minuto per accorgersi che non si tratta semplicemente di uno slargo.

È un piccolo scrigno della memoria palermitana.

Qui convivono la storia delle famiglie nobiliari, le trasformazioni urbanistiche, un’antica chiesa scomparsa, una fontanella dell’Ottocento, una casa ricca di simboli e una trattoria che conserva nel nome il ricordo di una strada che non c’è più.

Passeggiando per Palermo, spesso sono proprio questi luoghi meno conosciuti a regalare le emozioni più belle. E Piazzetta Pietro Speciale è certamente uno di quegli angoli in cui vale la pena fermarsi, guardarsi intorno e lasciarsi raccontare dalla città una delle sue tante storie.

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Immagine di Salvino Arena

Salvino Arena