Il puntuniere: l’uomo che comandava le strade, braccia alzate e casco a punta: il vigile di una volta

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I palermitani over 50, quelli cresciuti tra le strade trafficate e rumorose di una città che non ha mai conosciuto il silenzio, chiamano ancora oggi i vigili urbani “puntunieri”. È una parola che sa di asfalto caldo, di clacson impazienti e di gesti ampi fatti con le braccia in mezzo agli incroci, quando il traffico non era regolato da semafori intelligenti ma dall’autorità umana di un uomo in divisa.

L’origine di questa definizione è avvolta, come spesso accade a Palermo, da più versioni, tutte plausibili e tutte intrise di verità popolare.

Secondo una prima ipotesi, il termine “puntuniere” deriverebbe dal casco che fino a qualche decennio fa faceva parte dell’uniforme del vigile urbano. Un casco rigido, elegante nella sua austerità, che presentava una punta ben visibile sulla sommità. Quella punta, simbolo di autorità e riconoscibilità, finì per diventare il tratto distintivo del vigile stesso. In mezzo alla folla e al caos, bastava scorgere quella punta per sapere chi comandava la strada.

Una seconda teoria, più urbanistica e forse ancora più palermitana, lega il nome alla posizione strategica del vigile: l’incrocio. Luogo di confluenza, di attese e di impazienze, l’incrocio è formato da almeno quattro “punte di cantoniera”, dove la cantoniera rappresenta l’angolo dell’isolato. Il vigile, piantato lì come un perno, diventava il custode di quelle punte, il signore dell’intreccio. Da qui, il “puntuniere”, colui che governa le punte della città.

Una terza ipotesi, più ironica e visiva, racconta invece che il nome nasca dal contrasto cromatico: il vigile urbano, con la sua divisa tutta nera, appariva come “un punto nero in mezzo al traffico”, circondato da auto colorate, lambrette sfreccianti e autobus sbuffanti. Un punto fermo in un mare in continuo movimento, quasi un segno grafico disegnato sull’asfalto.

Quale che sia la vera origine, il “puntuniere” resta una figura iconica della Palermo di ieri. Un personaggio che non aveva bisogno di fischietti elettronici o radio ricetrasmittenti: gli bastavano lo sguardo severo, il braccio teso e una presenza che incuteva rispetto.

Emblematica è l’immagine del vigile urbano in piazza Vittorio Emanuele Orlando, nei pressi del Palazzo di Giustizia: lì, dove la città istituzionale incontra quella popolare, il puntuniere era più di un semplice agente del traffico. Era un punto di riferimento, una sentinella urbana, una presenza rassicurante in una Palermo che correva veloce ma non dimenticava mai i suoi nomi, i suoi soprannomi, la sua lingua.

Perché a Palermo, anche un vigile urbano può diventare leggenda.

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Immagine di Salvino Arena

Salvino Arena