Ecco una foto dell’Urna di Santa Rosalia senza il coperchio.
Un’immagine rara e profondamente toccante, che ci permette di contemplare ciò che normalmente resta velato allo sguardo: il luogo santo in cui riposa il corpo della nostra Patrona.
Si distingue chiaramente la cassa lignea, rivestita di un intenso cremisi rosso, colore della regalità e del sacrificio, che custodisce con solenne rispetto le ossa di Santa Rosalia, rinvenute sul Monte Pellegrino circa quattro secoli fa.
Quella cassa, semplice e austera, è il primo scrigno terreno che accolse il Corpo della Santuzza, prima di essere racchiuso nell’Urna argentea, preziosa e luminosa, simbolo dell’onore che Palermo tributa alla sua Figlia più amata.
È una foto che emoziona, perché ci fa intuire la sacralità del luogo e la solennità con cui è custodito quel Corpo glorioso, segno di protezione, di intercessione e di amore eterno per la città.
Ogni volta che entriamo nella Cattedrale di Palermo, ricordiamoci che nell’ultima cappella a destra dell’altare maggiore riposa questo Sacro Corpo:
il Corpo di Rosalia, nostra sorella nella fede, madre premurosa e amica fedele del popolo palermitano.
Nell’anno 1987, nei giorni 26 e 27 ottobre e 16 novembre, per volontà dell’allora Cardinale Arcivescovo di Palermo, Sua Eminenza Salvatore Pappalardo, fu effettuata una solenne ricognizione delle Sacre Reliquie di Santa Rosalia.
All’atto ufficiale presero parte, oltre al Cardinale, il Parroco della Chiesa Cattedrale Mons. Francesco Mirabella, Mons. Giuseppe Oliveri, segretario del Cardinale, il Sig. Giovanni La Mantia, presidente delle Confraternite laicali di Palermo, i consiglieri diocesani Mauro Di Giugno Vallecchi e Genzardi Sposito, il Dott. Barbaro e il Dott. Luigi Ciolino, perito medico e diacono della Chiesa palermitana.
Fu proprio il Dott. Ciolino a redigere una attentissima e scrupolosa descrizione dei reperti rinvenuti all’interno della cassa, accertando scientificamente che si trattava di ossa umane appartenenti a una donna giovane, descrivendo ciascun osso nei minimi particolari, con rispetto, competenza e profonda devozione.
Quella ricognizione non fu soltanto un atto scientifico e canonico, ma un momento di intensa spiritualità: un incontro silenzioso tra Palermo e la sua Santuzza, che da secoli continua a vegliare sulla città, a proteggerla e a ricordarci che la fede, come l’amore, non conosce il passare del tempo.
FOTO: tratta dalla pagina Santa Rosalia Palermo.








