Nel gennaio 2026 la città di Palermo si è arricchita di nuova Memoria, con la collocazione di quattro nuove Pietre d’Inciampo dedicate alle vittime della persecuzione nazifascista. Un gesto silenzioso ma potentissimo, che restituisce nomi, volti e storie a chi fu cancellato dalla violenza dell’Olocausto.
Le Pietre d’Inciampo, installate a livello del suolo davanti alle abitazioni o ai luoghi di lavoro delle vittime, costituiscono un memoriale diffuso che invita cittadini e visitatori a fermarsi, abbassare lo sguardo e ricordare. Non monumenti imponenti, ma piccoli segni quotidiani che interrompono il passo e interrogano la coscienza.
Un mosaico europeo della Memoria
Una Pietra d’Inciampo è un piccolo blocco di pietra quadrato (10×10 cm), ricoperto di ottone lucente, collocato davanti all’ultima abitazione libera di una persona deportata nei campi di sterminio nazisti. Su ogni pietra sono incisi il nome della vittima, l’anno di nascita, la data e il luogo della deportazione e, quando noto, quello della morte.
Il progetto, ideato nel 1995 dall’artista tedesco Gunter Demnig, nato a Berlino nel 1947, è oggi il più grande memoriale diffuso d’Europa. Le Stolpersteine non ricordano solo le vittime ebree della Shoah, ma tutte le persone perseguitate dal regime nazista per motivi razziali, religiosi, politici o per il loro orientamento sessuale.
Ad oggi sono state installate oltre 70.000 Pietre d’Inciampo in più di 2.000 città europee: un mosaico di memoria che cresce grazie a un passaparola discreto, ma profondamente incisivo.
Le Pietre d’Inciampo nella città metropolitana di Palermo
Anche Palermo ha scelto di aderire a questo progetto, intrecciando la grande storia europea con le vicende, spesso dimenticate, di uomini e donne che hanno vissuto e lavorato tra le sue strade.
Nel gennaio 2026 sono state collocate quattro nuove Pietre d’Inciampo:
Vicolo Sant’Uffizio, in memoria del medico Josef Lewsztein
Via Terrasanta 6, dedicata al carabiniere Calcedonio Giordano
Piazza della Vittoria, in ricordo dell’agente di Polizia Annibale Tonelli
Via Beati Paoli, alla memoria dell’antiquario Otto Rosenberg
Queste si aggiungono ad altre due pietre già presenti in città:
quella dedicata a Liborio Baldanza, collocata in via dei Cantieri, nei pressi dei cantieri navali dove aveva lavorato, a testimonianza del suo legame con Palermo;
e la Pietra d’Inciampo posta in via Turrisi Colonna 7, davanti all’abitazione di Maria Di Gesù, nel cuore del capoluogo siciliano.
Otto Rosenberg: una vita spezzata, un nome restituito
Tra le nuove pietre posate nel gennaio 2026, quella dedicata a Otto Rosenberg assume un significato particolare. La sua storia attraversa l’Europa e si intreccia profondamente con Palermo.
Otto Rosenberg nasce a Colonia il 18 settembre 1868. Ebreo, antiquario, si trasferisce in Italia nel 1922 e sceglie Palermo come città in cui vivere e lavorare. Abita in via Beati Paoli, lungo l’asse principale del mercato del Capo, dove a Palazzo Tortorici gestisce anche la sua bottega. È qui che la città, il 26 gennaio 2026, ha deciso di ricordarlo con una Pietra d’Inciampo.
La sua vita viene sconvolta dalle leggi razziali e dalla guerra. Il 2 luglio 1940 il Ministero dell’Interno dispone il suo internamento. Da quel momento inizia un lungo e logorante pellegrinaggio nei campi italiani: Villa Santa Maria, Ferramonti di Tarsia, Notaresco, Penna Sant’Andrea, Bucchianico, L’Aquila. Anni di prigionia, spostamenti continui, incertezza e stenti.
Alla fine del 1943, negli Abruzzi, dopo un confuso rimpallo di responsabilità tra autorità italiane e tedesche, Rosenberg viene arrestato insieme ad altri trenta internati, ormai allo stremo. Trasportati in camion, vengono condotti al campo provinciale di Bagno a Ripoli, poi al carcere di Milano-San Vittore, luogo di raccolta per le deportazioni.
Dal binario 21 della Stazione Centrale di Milano, il 30 gennaio 1944, parte una tradotta diretta ad Auschwitz-Birkenau, lo stesso convoglio su cui viaggia Liliana Segre. Il treno arriva il 6 febbraio 1944. Otto Rosenberg, anziano e debilitato, scende a fatica sulla Judenrampe. Nei documenti sarà annotato che quello stesso giorno “non è sopravvissuto alla Shoah”.
Oggi, una piccola pietra d’ottone in via Beati Paoli restituisce il suo nome alla città. Un segno minimo, ma essenziale, perché la Memoria non sia relegata ai libri di storia, ma continui a vivere nei luoghi del quotidiano, dove tutto ebbe inizio.








