Sfarzo e potere: il corredo equestre dei viceré a Palazzo Abatellis

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Il corredo equestre dei viceré spagnoli: il ritorno a Palazzo Abatellis

Dopo lunghi decenni di assenza, il prezioso corredo equestre dei viceré spagnoli di Sicilia è finalmente tornato nella sua sede naturale: il Museo di Palazzo Abatellis a Palermo, dove oggi esposto in modo permanente in una delle sale di via Alloro.

Lo sfarzoso e spettacolare insieme, appartenente ai cavalli da parata dei viceré, era stato presentato al pubblico per un brevissimo periodo dal 7 novembre all’8 dicembre 2024 nella Real Scuderia del Palazzo dei Normanni. Successivamente ha fatto tappa in Spagna nel corso del 2025, prima di rientrare definitivamente a Palermo, nel dicembre dello stesso anno, dopo un completo e accurato restauro che ne ha restituito la straordinaria ricchezza materica e simbolica.

Per secoli si è tramandata l’erronea attribuzione del corredo a un solo viceré, Marcantonio Colonna (1577–1584). Le più recenti indagini storico-artistiche e i restauri hanno invece chiarito che, dopo modifiche e arricchimenti successivi, la bardatura appartenne al viceré Juan Gaspar Fernández Pacheco, marchese di Villena, che governò il Viceregno di Sicilia tra il 1606 e il 1610.

Si tratta di uno dei rarissimi esemplari superstiti di bardatura da parata del XVI secolo, straordinaria testimonianza dello sfarzo, della magnificenza e della funzione cerimoniale del potere viceregio. Il corredo è composto da numerosi elementi di altissimo pregio, tra cui spicca una gualdrappa in velluto rosso, ricamata con filati serici e metallici, impreziosita da applicazioni di perle e placche in oro smaltato.

Le analisi condotte durante il restauro hanno confermato la manifattura spagnola del complesso, con l’impiego di materiali preziosi provenienti anche da oltreoceano. Solo le staffe e gli speroni, per esigenze di robustezza e durata, sono realizzati in ferro dorato. La sella in velluto rosso è profilata da un elegante gallone e da una lunga frangia in macramè di filo d’oro e seta rossa, ulteriore segno del lusso ostentato nelle cerimonie ufficiali.

Una vicenda singolare arricchisce la storia del corredo: la sella fu pignorata dal banco municipale, poiché il viceré Villena aveva urgente bisogno di denaro per pagare il riscatto di un figlio, rapito dai pirati e ridotto in schiavitù dai Turchi. Il riscatto non avvenne mai e il prezioso insieme rimase custodito tra i tesori del Palazzo Senatorio.

Nel 1858, il pretore Giuseppe de Spuches donò il corredo a Ferdinando II di Borbone, che lo fece trasferire a Capodimonte. Fu grazie alle insistenti richieste dell’archeologo Antonio Salinas che l’opera fece ritorno a Palermo nel 1876, entrando nelle collezioni del Museo Nazionale.

Conservato per lunghi decenni nei depositi di Palazzo Abatellis, oggi il corredo equestre cinquecentesco è finalmente restituito allo sguardo del pubblico, come uno dei manufatti più preziosi e rappresentativi del museo: una testimonianza straordinaria del potere, della rappresentazione e della cultura materiale della Sicilia viceregia.

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Immagine di Salvino Arena

Salvino Arena