Dove il cielo tocca la terra: la magia della Cappella Palatina

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La Cappella Palatina: un sogno di luce e d’oro

Nel cuore del Palazzo dei Normanni, là dove il potere si intrecciava con il mistero del sacro, Ruggero II volle innalzare un luogo che non fosse soltanto cappella, ma un riflesso terreno del Paradiso.
Era il 1130: sulle fondamenta di un antico santuario sotterraneo, sorse poco a poco la Cappella Palatina, consacrata dieci anni dopo come chiesa privata della famiglia reale.

Chi vi entra oggi prova la stessa emozione che dovevano sentire i sovrani normanni: lo stupore di un mondo che parla con mille lingue diverse ma con un’unica voce di bellezza.
Il visitatore alza gli occhi e resta rapito: il soffitto ligneo, intagliato e dipinto da mani sapienti di artisti musulmani, racconta storie fantastiche, figure insolite, scene di vita che trasportano in un Oriente lontano. Le superfici dorate, invece, vibrano di mosaici bizantini che narrano la vicenda sacra del Cristo Pantocratore, il Re dei Cieli che veglia sugli uomini.
È un luogo in cui cielo e terra si sfiorano, dove ogni tessera, ogni pennellata, ogni arabesco è preghiera e insieme celebrazione della vita.

Tra le immagini custodite nei mosaici, una sorprende più di altre: due uomini arabi, turbante in capo, seduti a gambe incrociate davanti a una scacchiera. Sono i celebri “Giocatori di Shatranj”, la più antica raffigurazione di una partita a scacchi in Italia. Quel gioco, nato in India come Chaturanga, giunto in Persia e trasformato in Shatranj, era arrivato in Sicilia con gli Arabi: ed eccolo fissato per sempre nell’oro della Palatina, simbolo di un’isola che è ponte tra Oriente e Occidente.

In questa cappella, Ruggero II chiamò a raccolta i migliori artigiani del suo tempo: mosaicisti bizantini, pittori islamici, maestri latini. Nessuna barriera, nessun pregiudizio: soltanto l’arte, la fede e la fantasia. Ed è forse questa la più grande eredità della Palatina: essere un canto di armonia tra popoli diversi, reso eterno dal silenzio delle pietre.

Il tempo ha cercato di scalfirla, ma la cappella continua a brillare come un gioiello incastonato nella storia. Non stupisce che il Daily Telegraph l’abbia scelta tra le chiese più belle del mondo, unica voce italiana a rappresentare la bellezza sacra del nostro Paese, e che l’UNESCO l’abbia riconosciuta Patrimonio dell’Umanità.

Entrare nella Cappella Palatina di Palermo significa lasciarsi avvolgere dall’oro e dalla luce, e sentire che il sogno di Ruggero II — il sogno di un regno in cui culture diverse potessero convivere e arricchirsi a vicenda — respira ancora, intatto, in ogni riflesso, in ogni silenzio, in ogni respiro di questo tempio immortale.

Foto : Cappella Palatina (Giusy Piazza)

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Immagine di Salvino Arena

Salvino Arena