Da Carlo V a Carlo II il mento degli Asburgo: una dinastia e il peso del sangue

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Quando si parla della dominazione degli Asburgo in Sicilia, la si indica spesso come “dominazione spagnola”, poiché la casata che governava era quella degli Asburgo di Spagna, ramo castigliano, successore della precedente dominazione aragonese di origine catalana. La distinzione genealogica non cambia però la sostanza storica: la Sicilia rimase saldamente sotto il controllo della corona spagnola per oltre due secoli.

Tutto ebbe inizio nel 1516, quando alla morte di Ferdinando il Cattolico, il trono passò al nipote Carlo V d’Asburgo. Con lui si aprì ufficialmente l’epoca della dominazione asburgica sull’isola. Carlo V, figura imponente nella storia europea, fu imperatore del Sacro Romano Impero e re di Spagna, e sotto il suo dominio la Sicilia fu inglobata in un vastissimo impero che andava dalle Americhe all’Europa centrale.

Alla sua abdicazione nel 1556, il regno passò al figlio Filippo II, sotto il cui governo la Sicilia visse una stagione di forte controllo centralizzato e intensificazione del potere inquisitoriale. Alla morte di Filippo II nel 1598, salì al trono Filippo III, seguito poi nel 1621 da Filippo IV. Quest’ultimo regnò fino al 1665 e fu ricordato, tra le altre cose, per aver affrontato il devastante terremoto del 1693 che colpì la Sicilia orientale.

L’ultimo sovrano Asburgo a regnare sulla Sicilia fu Carlo II, detto “lo Stregato” (Carlos el Hechizado), salito al trono nel 1665. La sua figura è tra le più emblematiche e tragiche della dinastia. Nato da Filippo IV e da Marianna d’Austria, sua nipote, Carlo II rappresenta l’apice dei danni genetici provocati da generazioni di matrimoni consanguinei tra membri della stessa famiglia reale.

Carlo II soffrì fin dalla nascita di gravi malformazioni fisiche e disturbi cognitivi: aveva difficoltà a parlare e camminare, era basso, claudicante, epilettico, e colpito da numerose infezioni e malattie croniche. A causa della sua condizione, in Spagna si diffuse la credenza che fosse vittima di una maledizione, tanto che il popolo lo soprannominò “stregato”. Nonostante ciò, regnò per quasi quarant’anni, mostrando sorprendente tenacia e senso del dovere nei limiti delle sue possibilità. Alcune riforme fiscali e amministrative portarono benefici temporanei, anche se il declino generale della Spagna proseguì.

Un tratto distintivo del suo volto, immortalato in numerosi ritratti, era il “mento asburgico”, una forma estrema di prognatismo mandibolare – una sporgenza anomala della mandibola inferiore – che comprometteva la chiusura della bocca, la fonazione e la respirazione. Questo difetto non era solo estetico: era il segno più visibile di una più ampia e complessa sindrome ereditaria.

Il mento asburgico, divenuto quasi un simbolo iconografico della dinastia, fu studiato a fondo da genetisti moderni. Secondo una ricerca pubblicata su Annals of Human Biology, l’elevato grado di consanguineità tra gli Asburgo – superiore a quello di cugini di primo grado – fu la causa diretta della trasmissione di numerosi tratti genetici recessivi, tra cui appunto il prognatismo. Per circa sette secoli, questa patologia afflisse vari rami della casata, rendendoli soggetti non solo a problemi fisici ma anche a gravi complicazioni mentali e riproduttive.

Carlo II morì nel 1700 senza lasciare eredi, segnando la fine della dinastia asburgica di Spagna. Con la sua morte si aprì la Guerra di successione spagnola, che portò a profondi cambiamenti geopolitici. La Sicilia passò inizialmente ai Savoia nel 1713 con la pace di Utrecht, ponendo definitivamente fine all’epoca del dominio asburgico sull’isola.

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Immagine di Salvino Arena

Salvino Arena