Piscitello, 330 anni di ceramica siciliana

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Passeggiando lungo via Libertà, al numero 73, forse qualcuno avrà notato una bottega che custodisce una storia davvero speciale: è quella degli storici ceramisti Piscitello.

Qui, Antonino Piscitello e la sua famiglia continuano a tramandare un mestiere antico, fatto di argilla, colori, smalti e soprattutto di tanta passione. Una tradizione che affonda le proprie radici nella storia della Sicilia e che, da circa 330 anni, passa di generazione in generazione.

Per capire da dove nasce questa storia bisogna tornare indietro nel tempo, fino al XVI secolo, quando la famiglia Piscitello era già attiva a Napoli con una prestigiosa fabbrica. Alla fine del Cinquecento i Piscitello arrivarono in Sicilia e cominciarono a produrre quelle splendide mattonelle maiolicate che avrebbero conquistato case nobiliari, palazzi e chiese dell’Isola.

Nel 1683 arriva un’altra importante tappa: il contatto con il Duca di Camastra, proprio negli anni in cui nasceva e si ricostruiva Santo Stefano di Camastra, destinata a diventare uno dei luoghi simbolo della ceramica siciliana.

Da allora la storia dei Piscitello si intreccia con quella dell’artigianato siciliano. Le loro maioliche non rimangono soltanto in Sicilia, ma viaggiano attraverso il Mediterraneo. E quando cambiano i tempi e cambiano le esigenze del mercato, cambia anche la produzione: alle mattonelle si affiancano le grandi giare per l’olio, poi piatti, oggetti d’arredamento e vere e proprie opere d’arte.

Nel Novecento arriva la consacrazione internazionale. Dopo la Seconda guerra mondiale, Antonino Piscitello dà nuovo impulso alla fabbrica e la trasforma anche in un luogo di incontro e sperimentazione artistica. Nella bottega passano artisti e maestri provenienti dalle scuole di Milano, Faenza e Palermo, dando vita a nuovi colori, disegni e forme.

Le ceramiche Piscitello cominciano così a viaggiare sempre più lontano: Firenze, Milano, Palermo, Londra, New York, Chicago, Monaco di Baviera, Tunisi e tante altre città diventano tappe di una storia che porta il nome della ceramica siciliana nel mondo.

Uno dei momenti più importanti arriva nel 1969, quando Antonino Piscitello conquista la medaglia d’oro alla 33ª Mostra internazionale dell’artigianato di Firenze, in una competizione che vedeva la partecipazione di migliaia di espositori. Un riconoscimento prestigioso che rappresentò anche un successo per tutta la tradizione ceramica di Santo Stefano di Camastra.

Ma la storia non finisce qui.

Nel 2006, la Regione Siciliana riconosce Antonino Piscitello come “Tesoro Umano Vivente”, inserendolo nel Registro dell’Eredità Immateriale. Due anni dopo arriva anche la menzione d’onore al premio Unioncamere “Impresa Longeva e di Successo”.

E così, ancora oggi, entrando nella bottega di via Libertà 73, si ha la sensazione di fare un piccolo viaggio nel tempo.

Tra piatti, maioliche, colori e oggetti decorativi, non troviamo soltanto delle belle ceramiche. Troviamo una storia cominciata secoli fa, una storia fatta di mani, di esperienza e di conoscenze tramandate da padre in figlio.

Perché dietro ogni pezzo Piscitello c’è un po’ di quella Sicilia che sa trasformare la terra in bellezza.

E forse è proprio questo il fascino di queste antiche botteghe: mentre Palermo cambia, loro continuano a raccontarci, attraverso l’argilla e i colori, una parte della nostra storia.

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Immagine di Salvino Arena

Salvino Arena