Quel palazzo al numero 66 di via Libertà oggi racconta Palermo

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PALAZZO CONTICELLO – MATTARELLA

Camminando lungo via Libertà, uno degli assi più eleganti e rappresentativi della Palermo del Novecento, c’è un palazzo che, più di altri, sembra custodire tra le sue mura una parte importante della storia recente della città.

È il Palazzo Conticello, al civico 66 di via Libertà.

La sua costruzione risale alla seconda metà degli anni Cinquanta. Nel 1956 l’imprenditore Salvatore Conticello Castelli avviò i lavori per la realizzazione di un edificio destinato a diventare, per diversi anni, uno degli esempi più significativi dell’architettura moderna palermitana.

Il progetto fu affidato all’architetto Vittorio Ziino e il palazzo si distingue ancora oggi per il caratteristico prospetto: un corpo centrale ampiamente finestrato, affiancato da due balconate dalla particolare conformazione, che alleggeriscono la facciata e le conferiscono quell’eleganza razionale tipica dell’architettura degli anni Cinquanta e Sessanta.

Ma il civico 66 non è conosciuto soltanto dagli appassionati di architettura.

Questo palazzo è infatti profondamente legato alla famiglia Mattarella.

Qui hanno abitato diversi componenti della famiglia e qui si trova anche la casa palermitana del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un legame con la città che non si è interrotto nemmeno dopo la sua elezione al Quirinale. Nel febbraio del 2015, pochi giorni dopo l’elezione a Presidente della Repubblica, la stampa raccontò proprio il suo ritorno a Palermo e la permanenza nella sua abitazione di via Libertà 66.

Ma è soprattutto la storia di Piersanti Mattarella a rendere questo indirizzo uno dei luoghi più carichi di significato della Palermo contemporanea.

La mattina del 6 gennaio 1980, Piersanti Mattarella, allora presidente della Regione Siciliana, uscì dalla propria abitazione per recarsi alla tradizionale celebrazione dell’Epifania.

Non fece in tempo ad allontanarsi.

Proprio davanti alla sua casa, un sicario lo raggiunse e lo colpì a morte.

Piersanti Mattarella morì così, sotto gli occhi della moglie Irma Chiazzese e dei familiari, in un attentato mafioso che sconvolse Palermo e l’intera Sicilia.

Aveva soltanto 54 anni.

Quel giorno il civico 66 di via Libertà cessò di essere semplicemente l’indirizzo di un elegante palazzo della città: divenne uno dei luoghi simbolo della storia della Palermo insanguinata dalla mafia.

Oggi, sul marciapiede, una targa ricorda quel tragico 6 gennaio 1980.

E fermandosi davanti a quella targa, guardando verso il grande portone del palazzo, viene spontaneo pensare a quanto possa essere particolare la storia di un edificio.

Le facciate, i balconi, le finestre e i portoni sembrano appartenere soltanto all’architettura. Ma a volte, dietro quelle finestre, sono passate vicende capaci di raccontare un’intera città.

Il Palazzo Conticello è una di queste.

È un pezzo della Palermo moderna, nato negli anni del grande sviluppo edilizio della città, ma è anche un luogo che custodisce la memoria di una famiglia e di una tragedia che ha segnato profondamente la storia siciliana.

E forse è proprio questo il modo più bello di guardare Palermo: non limitarsi a osservare i suoi palazzi, ma provare a immaginare le storie che si sono svolte dietro quelle finestre.

Perché a Palermo anche un numero civico può diventare memoria.

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Immagine di Salvino Arena

Salvino Arena