Nel cuore di Palermo, tra i palazzi severi che abbracciano Piazza Pretoria, sorge una delle fontane più scenografiche d’Italia: la Fontana Pretoria, popolarmente conosciuta come “Fontana della Vergogna”.
Una breve storia della “Fontana della Vergogna”
La fontana non nacque a Palermo. Fu realizzata a Firenze nel XVI secolo per volontà di don Luigi de Toledo e progettata dallo scultore Francesco Camilliani. In seguito, per difficoltà economiche, l’opera venne venduta al Senato palermitano e trasferita in Sicilia nel 1574, smontata in centinaia di pezzi e rimontata nell’attuale piazza.
Le sue statue nude – ninfe, divinità, tritoni – suscitarono scandalo tra i moralisti dell’epoca. Per questo il popolo iniziò a chiamarla “Fontana della Vergogna”: vergogna per le nudità esibite, ma anche – secondo altri – per gli sprechi di denaro pubblico in tempi difficili.
I nasi spezzati: una storia di rivalità
Se si osservano attentamente le statue, si nota un dettaglio curioso: molte hanno il naso riattaccato o ricostruito. Dietro questo particolare si cela una delle più pittoresche leggende della rivalità tra Palermo e Messina.
Nel XVII secolo le due città si contendevano con asprezza il ruolo di capitale dell’isola. Secondo quanto racconta il grande studioso di tradizioni siciliane Giuseppe Pitrè, l’odio arrivò a un gesto clamoroso: alcuni palermitani, di notte, si sarebbero recati a Messina per mutilare la statua del Fontana del Nettuno, rompendo il primo, il terzo e il quinto dito della mano del dio. La mano così mutilata sembrava fare il gesto delle corna – un insulto gravissimo nella cultura siciliana.
I messinesi, feriti nell’onore, avrebbero giurato vendetta. E un giorno, silenziosamente, le statue della Fontana Pretoria si ritrovarono quasi tutte senza naso.
Il significato dell’offesa
Tagliare il naso non era un gesto casuale. In passato, l’amputazione del naso era una punizione infamante riservata agli adulteri e ai ruffiani. Pitrè ricorda persino una costituzione di Guglielmo II di Sicilia che prevedeva tale pena per certi “illeciti amori”.
Così, nel linguaggio simbolico dell’epoca, i palermitani – che avevano “messo le corna” ai messinesi – diventavano mezzani; e i messinesi, per risposta, li marchiavano con l’onta del “senza naso”.
Per anni le statue rimasero mutilate, tanto che nacque un modo di dire popolare: “Pari chidda di lu chianu di la curti!”, riferito a chi fosse senza naso o di dubbia reputazione.
Tra storia e leggenda
Oggi i nasi sono stati restaurati, e la fontana ha riacquistato la sua armonia originaria. Ma quella storia – vera o romanzata che sia – continua a vivere nei racconti popolari.
E così, passeggiando in Piazza Pretoria, tra spruzzi d’acqua e marmo bianco, non si ammira soltanto un capolavoro rinascimentale: si ascolta, in silenzio, l’eco di un’antica rivalità siciliana fatta di orgoglio, ironia e vendette scolpite nella pietra.








