La vampa di San Giuseppe

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Ogni anno la vigilia della festa di San Giuseppe del 19 marzo per tradizione in quasi tutti i rioni popolari di Palermo nelle piazza dove lo permettono si raccolgono cataste di mobili vecchi per poi la sera all’imbrunire essere bruciate a cospetto di tutta la gente del quartiere riunita intorno al falò che grida per devozione VIVA SAN GIUSEPPE.
Le tradizioni non scompaiono mai. Tra il crepitio e lo schioppettio delle fiamme che divorano le legna accatastate, la vampa di San Giuseppe troneggia nelle piazze dei quartieri popolari della città.

L’accensione del falò è un rito che sta a simboleggiare un passaggio. La Vampa di san Giuseppe annuncia un nuovo tempo e l’inizio della festa.

Fare la vampa di San Giuseppe è una tradizione molto diffusa anche nei paesi che si trovano nei dintorni della provincia palermitana. In essi il falò si manifesta con delle piccole varianti. Gratteri, Grisì, Capaci e Misilmeri ne sono tipici esempi. A Gratteri il fuoco viene appiccato la sera della vigilia, nello stesso momento in cui avviene il passaggio del fercolo. Quando il fuoco della vampa finisce, i credenti arrostiscono della carne sulle braci che consumeranno insieme alle sfinci. La sera del 19 Marzo, a Grisì, si svolge la processione. Quando questa giunge alla piazza, si appicca il fuoco sul legname allestito dagli organizzatori. A Misilmeri, San Giuseppe è festeggiato dalla processione della vara contemporaneamente all’accensione dei vampati.

A Capaci la vigilia sul monte Zercate che si affaccia nel centro abitato viene acceso un  enorme falò mentre il giorno della festa di San Giuseppe su cataste di legno che bruciano gli abitanti delle contrade mettono a cuocere il minestrone di San Giuseppe, una tipica ricetta a base di legumi, broccoli, verdure, olio d´oliva e pasta che viene offerta a tutti.

(nella foto legna accatastata per la tradizionale “vampa” al Capo).

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Salvino Arena

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