La fontana della vergogna e la leggenda di Giovanna D’Angiò e il cavallo.

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Nella Piazza Pretoria di Palermo dove c’è oggi la sede del Comune c’è una bellissima fontana in stile manieristico conosciuta con l’appellativo di Fontana della Vergogna.

La fontana è a cerchi concentrici dove ci sono divinità, ninfe, mostri, teste di animali, allegorie, rampe di scale, balaustre, giochi d’acqua che la vivacizzano e la movimentano, tutto ciò rivela la sua provenienza fiorentina e l’espressione tipica del rinascimento toscano.

Infatti la fontana prima che arrivasse a Palermo faceva bella mostra in una villa fiorentina.

Il suo elevato costo e il conseguente sperpero di soldi da parte delle istituzioni locali  e le oscenità dei nudi delle statue poste dove ci sono i prospetti di due chiese, hanno fatto si che alla fontana è stato affibbiato il nomignoli di Fontana della vergogna.

Salendo la prima rampa di scale della Fontana Pretoria troviamo quattro settori che ospitano in posizione intermedia, ovvero nello spazio compreso fra rampe di scale, altrettante vasche ornate da gruppi scultorei raffiguranti le allegorie dei fiumi palermitani. Ogni gruppo è costituito da una colossale statua distesa su rupe, quali immaginifica sorgente, attorniata rispettivamente da un tritone e una nereide.
Quello della foto rappresenta Naiade, nella mitologia classica era una ninfa delle acque sorgive, dei fiumi, dei laghi, protettrice del matrimonio.
Dietro a Naiade c’è il cavallo alato Pegaso, Il fiume rappresentato è il Papireto.
La presenza di Pegaso ci dice che in questa fonte si abbeveravano i poeti per l’ispirazione.
Alcune leggende palermitane raccontano che in questa fonte è rappresentata la regina Giovanna D’Angiò dopo una lunga notte d’amore. Una leggenda che rasenta hard rafforza l’appellativo di vergogna.

Giovanna II d’Angiò -Durazzo (Zara 25 giugno 1373 – Napoli 2 febbraio 1435) fu regina di Napoli dal 1414 fino alla morte ed ebbe anche il rango di regina titolare di Gerusalemme, Sicilia ed Ungheria. La regina era nota per le sue passioni sessuali si racconta che intratteneva relazioni equivoche con uomini di ogni genere ed estrazione sociale, a volte portati a lei con la forza e costretti a rapporti sessuali con lei, e quindi, dopo aver soddisfatto le sue voglie, venivano uccisi per tenere tutto segreto ed evitare malelingue popolari. A quanto si racconta Giovanna aveva rapporti con cavalli, una volta, in preda ad una delle sue irrefrenabili voglie, provo’ uno stallone delle scuderie reali. Il cavallo però, non riuscì a soddisfarla come avrebbe voluto, quindi incollerita esclamò: “Stanca sì, ma sazia mai!” Forse è leggenda o pura verità.

A corte era risaputo che la regina aveva rapporti intimi con cavalli.
Ma è anche noto che Cavalli fosse un famoso architetto di corte, il cui cognome evidentemente avrebbe mosso le fantasie denigratorie del popolo, visto che nella fontana Pretoria vi è una statua di donna stremata adagiata vicino ad un cavallo, si è pensato di avvalorare la tesi che i cavalli che hanno beneficiato delle protuberanze della regina avessero quattro zampe invece che due gambe, alimentando nel tempo la leggenda della dissolutezza della regina Giovanna.

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Salvino Arena

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